Il Tirreno

Pisa

Nel mirino la banda dei furti di rame e ferro, ma non si esclude la pista del mercato antiquario clandestino

Rubano un battente alla casa di Leopardi

A destra, il cortile ingombro di rifiuti Sotto, il battente rubato
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A destra, il cortile ingombro di rifiuti Sotto, il battente rubato

I proprietari indignati anche con la Normale: l'antico giardino ridotto a una discarica

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PISA. Si sono portati via anche uno dei battenti del portone dell'antico palazzo in cui Giacomo Leopardi scrisse "A Silvia". Sulla facciata spicca la lapide che ricorda il grande poeta e la composizione della famosa poesia dedicata alla sartina pisana.

Il furto è stato denunciato e si indaga per sapere che fine possa aver fatto un oggetto di questo genere: non si esclude che possa essere stato destinato al mercato antiquario clandestino, soprattutto quello estero. In cosa poi possa essere impiegato un pezzo del genere, sicuramente di pregio ma difficilmente piazzabile, resta un mistero. Forse l'attenzione è andata all'oggetto in sè, più che all'appartenenza all'antica dimora storica.

Il palazzo risale alla Pisa repubblicana ed è stato nei secoli residenza nobiliare e poi monastero, sino ad una ristrutturazione avvenuta in epoca napoleonica. Divenuto residenza per privati, fu dimora per tutto l'800 di professori dell'ateneo e sede, al piano terra, della storica tipografia Pacini Mariotti.  Al piano nobile ha vissuto con la famiglia, sino agli anni '70, anche Pierfrancesco Pacini, presidente di Confindustria Toscana, pisano notissimo.

Gli abitanti del palazzo, indignati e sorpresi, hanno sporto denuncia contro ignoti provvedendo a smontare il battente rimasto, di epoca napoleonica.  Il battente rimasto è stato smontato per evitare nuove incursioni dei vandali. Si tratta di una pregiata fusione di epoca napoleonica, per ora messa al sicuro e che presumibilmente verrà rimpiazzata con una copia, nella speranza che non faccia la stessa fine. Non si esclude anche che il fregio possa essere finito nelle mani di bande di ladri di rame e ferro, proprio per le sue dimensioni.

E non è tutto. I proprietari, che si sono rivolti al giornale, ce l'hanno anche con la Scuola Normale che nello stabile ha dei locali al piano terra e all'ultimo piano. In quegli spazi erano ospitati fino a un anno fa un laboratorio e degli studi di Fisica e un istituto di Lettere.  Con l'insediamento della Normale fu smantellato anche l'antico giardino all'italiana che c'era.

«Oggi trasformato - dicono gli ospiti del palazzo - in una pericolosa discarica di materiale di proprietà della prestigiosa scuola. Abbiano fatto di tutto - continuano i proprietari - per restituire alla dimora la nobiltà delle origini: gli appartamenti privati sono ricchi di affreschi e decori d'epoca e non pochi sono i turisti che ogni anno si affacciano per vedere lo scalone in pietra e l'appartamento di Leopardi. Nelle condizioni attuali, però, l'immagine offerta ai turisti non è certamente decorosa». C.V.

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di Redazione Pisa