Proteste
IL COMANDANTE COLAGRANDE
«46ª Brigata protagonista in Libia»
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PISA. «Un reparto di eccellenza dell'Aeronautica militare, ma anche un costante punto di riferimento per i Ministeri della Difesa, degli Interni e degli Esteri per i quali siamo chiamati ad operare, su decisione dei nostri alti comandi». Il generale Aurelio Colagrande, comandante della 46ª Brigata Aerea, sintetizza così i compiti istituzionali assolti dalla Brigata. E spiega il ruolo determinante ricoperto dai C130J di Pisa nell'ambito delle recenti operazioni in Libia, l'"Operazione Unified Protector", sotto il comando Nato, iniziata il 20 marzo scorso. «E' stato il più grosso impegno dell'Aeronautica militare dopo la seconda guerra mondiale con oltre 1900 sortite e 7300 ore di volo», ha detto alla presentazione del volume di Farina. Molteplici gli obiettivi assegnati agli equipaggi della 46ª: il rimpatrio dei nostri connazionali dalla Libia, durante gli scontri infuocati delle opposte fazioni; il rifornimento in volo per i velivoli degli altri reparti dell'Aeronautica preposti al pattugliamento della "no-fly zone"; il trasporto di personale ferito libico in Italia per consentirne il ricovero ospedaliero nelle nostre strutture. «Sebbene l'"Operazione Unified Protector" sia ufficialmente conclusa - spiega Colagrande - continuano i voli per il trasporto di feriti e di ammalati dalla Libia, l'ultimo dei quali è avvenuto pochi giorni fa». Di recente, con l'arrivo del secondo simulatore, la Brigata è diventata sede del "National Training Center", la scuola di addestramento"a terra" per piloti italiani e stranieri. Re. Vi.
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