Il Tirreno

Pisa

La rivincita del presepe sull'albero di Natale

Marzia Ara

In ogni paese si assiste alla riscoperta della rappresentazione della Natività

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 VECCHIANO. La rivincita del presepe sull'albero di Natale. Si assiste dovunque, sul lungomonte pisano, alla riscoperta e al rilancio della rappresentazione della Natività: nelle case, nelle scuole, nelle chiese, in luoghi chiusi e all'aperto. Paese che vai, presepe che trovi. Una vera e propria escalation anche in termini di originalità.  A Vecchiano, San Giuliano e Calci, nel capoluogo e nelle frazioni, è tutto un proliferare di capannucce, buoi, asinelli, magi, pastori e non solo. Avviene nel solco della migliore tradizione, ma non mancano significative innovazioni. In riva al Serchio, nella chiesa di Sant'Alessandro, i personaggi del presepe meccanico sono stati realizzati interamente a mano da Renato Venturi e riproducono i mestieri di una volta tipo il taglialegna, il fornaio, la lavandaia.  Invece a San Frediano si fa ammirare un estemporaneo presepe napoletano; in piazza Garibaldi si stagliano grandi statue di resina che delineano la Sacra Famiglia ambientata in un suggestivo scorcio montano. Presepe in piazza anche a San Giuliano, di fronte ai bagni di Pisa. Ci ha messo del suo l'amministrazione comunale, fondamentale in particolare il ruolo della fondazione Cerratelli che ha provveduto ad alcune opere di restauro e di confezionamento degli abiti.  Dolcissima l'atmosfera che si coglie nel presepe comunitario di Colignola, allestito da alcuni giovani i quali, dopo una ricerca su internet, hanno riprodotto come potrebbe essere il 24 e il 25 dicembre il cielo di Betlemme; la luce delle stelle si diffonde tramite i led. A San Martino a Ulmiano i personaggi, insieme agli animali, usciti dalle mani di Osvaldo Coli, si muovono meccanicamente attraverso fili di ferro collegati a ruote di biciclette. Invece ad Asciano le stelle, che brillano nella notte dell'attesa, danno vita ad uno scenario altamente spettacolare.  A Castelmaggiore, alla pieve e in Certosa nelle strutture ecclesiastiche sono ospitate parti del famoso presepe meccanico realizzato negli anni Cinquanta da Renzo e Alberto Meucci. Nella sua interezza questa rappresentazione fu esposta a Roma, Milano, Torino dopo Pisa e Livorno e poi attraversò l'oceano per approdare in Sud America. Spiccano un tempio pagano e la capanna cristiana, di contorno la vita artigianale e agricola. Ammirevole il lavoro promozionale di Monica con persone a lei vicine, piene di entusiasmo.  Infine a Nicosia, per iniziativa delle sorelle Lupetti il "Presepe che cresce", che ogni anno vede aggiungersi nuovi personaggi e ambientazioni; è costruito con materiali poveri, tra cui gesso modellato a mano e poi dipinto, intelaiature con stoffe simili a quelle usate al tempo della Natività, intagli di sughero, canne, tronchetti e radici di alberi.

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