Il Tirreno

Pisa

Ida Gereschi ricorda la zia «Solo nel '45 sapemmo che era stata trucidata»

Pier Luigi Ara
Un momento della conferenza stampa
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Un momento della conferenza stampa

Procede il processo davanti al tribunale militare di Roma per identificare i responsabili della strage della Romagna

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 SAN GIULIANO. In sala Niccolini, dove ieri si sono ritrovati alcuni familiari delle vittime dell'eccidio della Romagna, insieme con amministratori e legali, c'era anche Ida Gereschi, nipote di Livia, l'insegnante pisana che, conoscendo le lingue, fece da interprete per salvare i suoi paesani, e che fu trucidata, unica donna, con 68 uomini. È stato spiegato come prosegue, davanti al tribunale militare di Roma, l'iter giudiziario per arrivare ai responsabili della strage messa in atto dai nazifascisti nell'agosto del '44.  L'ultimo atto è stato la costituzione di parte civile di nove discendenti delle vittime, con la Regione, le Province di Pisa e Lucca, i Comuni di S. Giuliano, Vecchiano e Massarosa. Non ha potuto farlo per ora l'Anpi, per un difetto di notifica. «Avevo appena sei anni - ricorda Ida Gereschi -: zia Livia fu trucidata in circostanze mai chiarite e ignoriamo chi siano i responsabili, quindi cercare i colpevoli è sacrosanto. Noi sapemmo cos'era successo solo un anno dopo, nel 1945. Cosa provo? Da una parte desiderio di giustizia, dall'altra pena nel rivangare un passato così doloroso». Altra toccante testimonianza è quella di Stefano Nannipieri. «Mia madre - dice - era sfollata sui monti con altri parenti. Adesso non vogliamo vendetta, ma l'accertamento che non c'è mai stato».  Mirella Vernizzi, segretaria dell'Anpi di San Giuliano, con il nome di Maria fece la staffetta partigiana tra Asciano e Mezzana per la brigata Garibaldi. «Avevo 17 anni - ricorda - e tanta paura, ma ero fiera del difficile compito che svolgevo. Oggi tengo viva la memoria andando nelle scuole a raccontare quel che accadde».  «Finalmente - ha detto il sindaco di S. Giuliano, Paolo Panattoni - si è creata una rete di atti e testimonianze, un archivio storico che abbiamo messo a disposizione degli inquirenti. Andremo fino in fondo».  «Teniamo vivo il ricordo - hanno detto l'assessore provinciale Gabriele Santoni e l'assessore comunale di Vecchiano Massimo Anguori - e intanto siamo raccapricciati da rigurgiti inquietanti, come è avvenuto a Firenze». «Cerchiamo di avere nuove informazioni - hanno detto gli avvocati Aldo Fanelli e Carla Buratti - chi vuole si faccia avanti. Non è un processo ai fantasmi: ci sono responsabilità che il tempo non cancella». La prossima udienza, quando si spera siano raccolte nuove informazioni sul maresciallo delle Ss che dette l'ordine, Josep Exner, e altre testimonianze per procedere con un processo tante volte archiviato, è l'8 febbraio. Sono intervenuti poi gli avvocati Andrea Callaioli, Luigi Bimbi, Laura Fiamma, Silvia Salvini e Sandra Ciaramelli.

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di Redazione web