Il dolore
Terapia graduale per la Misericordia
Candida Virgone
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Stefano Ragghianti Parla il commissario: «Cercherò di salvare il personale»
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PISA. Arriva a Pisa oggi, nella sede del Cep, per avere i primi contatti con i sopravvissuti dell'epica caduta della Misericordia pisana, sette secoli di storia che rischiano di essere buttati al vento. È l'uomo scelto dall'arcivescovo, monsignor Giovanni Paolo Benotto, per portare la confraternita fuori dal mare limaccioso in cui rischia di naufragare. Stefano Ragghianti, 51 anni, lucchese, da sempre impegnato nel terzo settore, presidente del collegio sindacale della Fondazione Cassa di Lucca, consulente di un centro di servizi per il volontariato, sposato, padre di una bambina di 9 anni, ma soprattutto noto commercialista. Insomma quel tecnico che ci voleva, uno che con i numeri è abituato a vedersela e che potrebbe raddrizzare una situazione ormai disastrosa. Oggi avrà i primi contatti, poi verificherà la situazione bancaria e poi vuole incontrare, al più presto possibile, lavoratori e sindacati. Dottor Ragghianti, conosce la situazione pisana? «Per il momento so quel che ho letto sui giornali e quel che mi è stato accennato in confederazione regionale. Non conosco i dettagli, non ho visto i numeri, per intendersi. Prima di parlare bisogna vedere questi». Un compito difficile, quello che le è stato assegnato. «Sì, lo so. Ringrazio l'arcivescovo per la scelta fatta e spero solo di essere all'altezza». Quando ha deciso? «I primi contatti ci sono stati a metà settimana, sabato mattina abbiamo preso la decisione e nel pomeriggio abbiamo formalizzato. La lettera dell'arcivescovo porta la data del 17...». Ha un'idea delle prime mosse da fare? «Ripeto, la situazione è molto complessa. Puntiamo ovviamente alla ristruttuazrine del debito e a individuare i settori in cui sarebbe possibile crescere. Mi rendo conto che le convenzioni andranno a gara, ma si può fare molto, ad esempio, sul settore del trasporto socio-sanitario di emergenza. Mi risulta poi che sarebbe possibile incrementare le attività cimiteriali. Insomma vedremo». Verrebbe da paragonare la Misericordia a quest'Italia alla deriva. Lei che pensa? Saranno lacrime e sangue o sarà possibile fare una manovra indolore? «La prospettiva è complessa, è vero, ma magari possiamo trovare una via di mezzo, qualcosa di graduale il meno traumatico possibile. Si può valutare se è possibile salvare il personale inserendolo nelle attività che gravitano intorno all'ente, ci sono delle cooperative. E poi c'è una base associativa solida su cui penso che si possa contare». I primi incontri in calendario quali sono? «La confederazione regionale mi ha messo in contatto con le possibili figure professionali di riferimento, qualcuno in grado di dare una mano nell'immediato per capire il funzionamento di servizi sanitari, turni, 118. Poi penso di rivolgermi il prima possibile a sindacati e lavoratori, di incontrali per sentire la loro voce. Speriamo di individuare i settori da poter valorizzare, con le professionalità interne, per pensare ad una ricostruzione». Ha un'idea di cosa sia potuto accadere? Si parla di concause. «Tutti gli enti no profit in un momento così difficile hanno ovviamente delle difficoltà. Non è questo il primo, forse ci sono state anche delle conflittualità. Ripeto, per il momento ricette non ne ho: andando avanti vedremo qual è la situazione e cosa è possibile fare». Non resta che rivolgere al commissario un augurio di buon lavoro: ne avrà bisogno. Candida Virgone ALTRO SERVIZIO A PAG. 3
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