Il Tirreno

Pisa

Liceo occupato, arriva la polizia

Gianluca Campanella
Auto delle forze dell’ordine davanti al liceo scientifico Dini
◗
Auto delle forze dell’ordine davanti al liceo scientifico Dini

Dopo una lunga trattativa i ragazzi sgomberano la sede del Dini

3 MINUTI DI LETTURA





 PISA. È durata tutta la mattina l'occupazione del liceo scientifico Dini. Ma dopo lunghe trattative tra preside, studenti e Digos, i ragazzi hanno abbandonato lo stabile «senza violenza e con enorme sollievo», racconta il dirigente scolastico Giuseppe Piero Ceraolo. La protesta rientra nell'ambito delle manifestazioni contro il debito e la precarietà: anche altre scuole hanno manifestato.  Solo allo scientifico, però, è stato necessario ricorrere alle forze dell'ordine, che «ringrazio per la pazienza e disponibilità: ho dovuto insistere con i ragazzi - spiega ancora il preside -. Non l'ho fatto volentieri, ma devo garantire il diritto allo studio e non posso permettere l'interruzione di pubblico servizio».  Tutto comincia alle 7,15 di ieri mattina, quando i bibelli aprono l'edificio.  Una cinquantina di studenti entra e sbarra tutti gli ingressi con file di banchi e sedie. Al personale Ata è offerta la scelta: restare o uscire; preferiscono tutti la seconda.  Così, quando arrivano i 1.150 studenti che popolano lo scientifico, circa trecento decidono di entrare e gli altri restano fuori. Lorenzo Giusti, rappresentante degli studenti, rivendica: «Le voci in città dicono che qui frequentano i figli della "Pisa bene" e che è difficile scioperare».  Ecco, alla manifestazione generale, si aggiunge una contestazione specifica: sempre Giusti descrive il clima di «chiusura e classismo tradizionalista che si respira al Dini; c'è un rapporto meccanico e non di apertura con i docenti». In pratica, questi favorirebbero i "bravi ragazzi" e boicotterebbero «i fannulloni politicizzati: quando c'è aria di manifestazione, i professori fissano apposta compiti in classe in quei giorni».  All'arrivo del dirigente comincia la trattativa: Ceraolo si dice «disponibile a riconoscere le vostre esigenze di didattica alternativa»; darebbe il consenso all'autogestione in cambio dello smantellamento dell'occupazione e del libero accesso all'istituto. Gli studenti rispondono: non vogliamo i professori a scuola.  Come in un gioco di rilanci a poker, Ceraolo offre anche due o tre aule a disposizione dei ragazzi (oltre all'autogestione didattica) e la possibilità di elaborare documenti in cui «riportate le vostre rivendicazioni». Chiede che alla mediazione assistano anche le sue due collaboratrici. I ragazzi non si schiodano dal dogma: i docenti restino fuori dal Dini.  A quel punto il preside firma la richiesta di intervento, ma chiede agli ispettori della Digos di aspettare: così in via Croce arrivano quattro pattuglie tra polizia e carabinieri, ma gli agenti non entrano subito. I "ribelli" si sono ormai ridotti a una ventina e, dopo gli ultimi scambi di battute, decidono di sgomberare alle 12,30. Alla fine, sono tre gli studenti identificati dalla Digos.  Restano sul tappeto i problemi posti dai ragazzi. Il preside non si sottrae e, all'ipocrisia di descrivere un mondo perfetto, preferisce «un'operazione di trasparenza: come in ogni società ci possono essere uno, due, massimo cinque professori» che rientrano nella descrizione fatta dal rappresentante degli studenti. «Ma la stragrande maggioranza è eccellente, e lo dimostrano i risultati conseguiti dai nostri allievi».  La soluzione? «Ad aprile avvieremo un'indagine di valutazione interna» in cui docenti, Ata, genitori e ragazzi identificheranno punti di forza e debolezze del Dini. Intanto sono stanziati 38.315 euro per 880 ore di recupero e tutoraggio. E in pomeriggio, si sono svolti regolarmente gli scrutini del trimestre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa