Il Tirreno

Pisa

Urologia, intervento senza precedenti

Candida Virgone
Il professor Riccardo Minervini in clinica urologica
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Il professor Riccardo Minervini in clinica urologica

Ricostruita la vescica ad un paziente già operato

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 PISA. Eseguito per la prima volta a Pisa un intervento unico nel suo genere, che in Italia non ha precedenti in letteratura medica, la ricostruzione della vescica su un paziente che aveva già subito una derivazione allo stesso organo. Per la ricostruzione è stato usato un tratto dell'intestino. L'intervento è stato fatto a Cisanello dal professor Riccardo Minervini.  Minervini è docente ordinario di urologia del nostro ateneo e direttore della chirurgia ricostruttiva della clinica urologica universitaria dell'ospedale. «Da tre anni - racconta il paziente, Giuseppe, sessantenne, napoletano - vivevo, o meglio vivevo malissimo con il sacchetto per la raccolta delle urine, dopo che mi era stata asportata la vescica: una situazione di sofferenza fisica e psicologica. Ho girato tutta Italia, ma tutti gli urologi a cui mi sono rivolto mi hanno detto che non era più possibile fare niente. Alll'ospedale di Pisa ho trovato il professor Minervini che mi ha proposto questa operazione e oggi sono una nuova persona».  «Dopo l'asportazione della vescica per la presenza di una neoplasia - ha spiegato il professor Minervini - è possibile ricostruire l'organo asportato, utoilizzando un tratto di intestino, in modo che il paziente possa urinare attraverso l'uretra. Si tratta di un intervento che presenta notevoli difficoltà e che deve essere fatto in centri urologici di alto livello. Se dopo l'asportazione della vescica non viene fatta la ricostruzione, come è avvenuto per Giuseppe, allora è necessario derivare le urine all'esterno. In questo caso viene eseguita una stomia cutanea (ndr: una specie di buco) ed il paziente è costretto ad utilizzare sacchetti per la raccolta delle urine. La stomia ed i sacchetti alterano l'immagine corporea e modificano pesantemente la qualità di vita».  Giuseppe era ossessionato dalla sua immagine corporea alterata e dalle perdite di urina. Così si è rivolto a tanti numerosi urologi alla ricerca di uno specialista disposto a trasformare la sua derivazione urinaria esterna, in modo da ricostruire l'immagine corporea alterata dal precedente intervento e permettergli di urinare attraverso l'uretra e riavere una vita normale».  Tutto ciò puo essere ottenuto con una ricostruzione vescicale, che, se eseguita in un paziente già portatore di una derivazione esterna, rappresenta un intervento molto complesso e indaginoso. Questo intervento, eseguito a Pisa per la prima volta, è stato condotto con una tecnica messa a punto per l'occasione da Minervini, cercando di conservare quanto più possibile le strutture esistenti, per ridurre le complicanze.  «Gli ureteri - ha sottolineato il professore - sono stati lasciati in sede ed il condotto, staccato dalla parete addominale, non è stato eliminato, ma è stato collegato al nuovo serbatoio, che a sua volta è stato anastomizzato all'uretra. La ricostruzione vescicale è stata possibile in quanto specifici esami preoperatori hanno dimostrato che lo sfintere urinario esterno, importante per la continenza, era ancora valido. Le fase più delicate dell'intervento sono state la ricanalizzazione dell'uretra (eseguita con l'uso di un cistoscopio) e l'anastomosi dell'uretra con il nuovo serbatoio. Il paziente ha raggiunto ora un ottimo grado di continenza».

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