Il Tirreno

Pisa

Concentrazione da record: in 9.000 mq ci sono 34 pubblici esercizi, esclusi ristoranti e kebab

La movida si beve il centro

Carlo Venturini
Sopra, un’immagine notturna di piazza delle Vettovaglie
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Sopra, un’immagine notturna di piazza delle Vettovaglie

In piazza Vettovaglie aprono altri tre bar, tutti protestano

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 PISA. Il centro storico rischia di diventare sempre più un "barrificio" e Piazza delle Vettovaglie è il cuore di questa vita notturna. Stanno infatti per aprire tre nuovi bar nella zona della piazza. Salgono così a 34 i locali che somministrano alcolici e animano la movida tra Lungarno Pacinotti e Piazza delle Vettovaglie, un fazzoletto di città di poco più di 9.000 metri quadrati che ormai fa impallidire la "movida" di Soho a Londra o quella del barrio Gotico a Barcellona.  Dal novero di questi 34 locali, devono essere escluse le pizzerie, i kebab, le piadinerie che comunque somministrano alcolici e alcuni di questi esercizi commerciali lo fa peraltro fino a notte fonda. Così come da questo conteggio di bar abbiamo escluso quelli di Borgo Stretto, via San Francesco, via dei Mercanti e via Rigattieri dove ce ne sono a decine senza considerare anche quelli nella zona di Mezzogiorno tra via San Martino e Piazza Gambacorti.  Ormai non vi è più alcun dubbio: il centro storico è degli studenti, il mercato lo fanno loro, sia sul fronte degli affitti che su quello dell'intrattenimento.  E a bofonchiare su questa proliferazione di locali non sono solo gli sparuti e frastornati residenti rimasti nel centro storico, ma anche chi il bar ce lo ha già e vede diminuire la clientela non solo per la crisi, ma anche per la concorrenza dello scomodo vicino.  «Ci vogliono delle regole perché dalla mattina alla sera spuntano nuovi bar», dicono i veterani dello spritz e del Campari. Lo dicono, ma loro per primi sanno che hanno aperto grazie alle varie liberalizzazioni e che, di fatto, non vi è alcun vincolo giuridico che impedisca di aprire un bar. Il problema non sono gli ultimi arrivati, ma la situazione nel suo complesso.  «Siamo al limite dell'imbarazzo - dice Marco Sbrana della Confesercenti - Va fatto un piano d'area, ci vuole un maggiore controllo di indirizzo del territorio e temo fortemente che dal 1º gennaio, quando si liberalizzeranno anche gli orari di apertura, la situazione si aggraverà».  Sbrana mette anche in guardia sulla diminuzione del volume di affari e dice: «Bar, ristoranti e pizzerie sembrano pieni ma tutti spendono di meno, sempre di meno e pertanto è ormai diventata una pia illusione pensare di fare subito tanti soldi aprendo semplicemente un bar». Pisa, in poche parole, sta diventando una "città low-cost", che va a incontrare la domanda dei tantissimi studenti che di certo non hanno il portafogli gonfio dopo aver pagato 400 euro per una camera singola. Purtroppo però il basso costo dell'offerta non è quasi mai sinonimo di qualità e lo dimostrano i tanti bar che di fatto hanno il bancone con le birre sul ciglio della strada o della piazza.  «Il mercato - interviene Federico Pieragnoli di Confcommercio - e alcune zone del centro storico, sono obiettivamente sature e penso pertanto che ora si debbano prediligere l'innalzamento qualitativo dei servizi anche perché la crisi c'è e chi investe lo deve fare puntando molto sulla qualità dei locali e dei servizi. Su questo punto il regolamento edilizio qualche cosa l'ha fatta impedendo che aprano bar microscopici».  Il regolamento di cui parla Pieragnoli prevede che gli esercizi commerciali di somministrazione di alcolici debbano avere una superficie minima di 50 metri quadri e doppi servizi (uno per i portatori di handicap).  Fatto sta che per ora il mercato dà ragione ai baristi nuovi o vecchi che siano perché di notte, nei weekend la movida impazza grazie a quei 45.000 studenti che oltre a pagare l'affitto devono in qualche modo divertirsi.

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