La manifestazione
Basta un click per sottoscrivere un contratto di servizi che non si è mai chiesto: ecco cosa fare
Attenti, la trappola scatta sul web
Candida Virgone
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Un internetnauta intento a navigare Decine di pisani nei guai: la procura romana e l'Antitrust indagano su due società
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PISA. Attenti internetnauti, pratichi o meno di navigazione in rete. Basta un fatale click per mettersi nei guai. Si può infatti sottoscrivere, come è successo a diversi pisani, un contratto che non si è mai richiesto. E siccome l'importo è piccolo e una causa costerebbe molto di più, molti, di fronte a pressioni e intimidazioni, preferiscono pagare. Cosa su cui confida che procede in questo modo. Ma tutto quello che bisogna fare è non cedere: nessuno può chiedervi niente. Nel mirino il sito Italia-programmi.net, sul quale, dopo una raffica di denunce, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per truffa. E anche l'Antitrust sta indagando. Il portale - sostiene la sezione pisana della Casa del consumatore - si è fatto conoscere dagli utenti del web per le sue promesse di download gratuiti non mantenute e per abbonamenti da 96 euro imposti agli ignari consumatori. Ora continuerebbe a tormentare i cittadini coinvolti, inviando mail per il sollecito di pagamento e minacciando di procedere al recupero crediti. A finire nel registro degli indagati a Roma è stata anche Estesa Limited, la società che gestisce il software e che ha sede alle Seychelles, anche se nelle famose isole a quell'indirizzo risulta un rivenditore di kebab. «Ora - avverte l'avvocato Paolo Feroci, della Casa del consumatore, c'è qualche spiraglio per chi ha denunciato questi episodi, migliaia in tutta Italia. Al centro delle indagini romane non c'è solo il contratto illegale che è stato fatto sottoscrivere di nascosto, attraverso un click, ma anche i metodi successivi: pratiche aggressive, raccomandate postali, minacce, messaggi ingannevoli e termini contrattuali nascosti o inseriti solo dopo. Tutto ciò ha attirato l'attenzione dell'Authority o delle varie associazioni dei consumatori che sperano nel coinvolgimento penale. Ora che succederà? Il pool attivo nei reati informatici della procura romana è già al lavoro per accertare ogni irregolarità: qualche effetto è già stato ottenuto con la pubblicizzazione delle condizioni corrette per scaricare i programmi, ma il giochetto ha consentito alla società di guadagnare ben 100mila euro: molti utenti, impauriti, hanno preferito pagare. Ma questo danaro deve quindi essere restituito. Il fascicolo consentirà di conoscere a chi è intestato il conto corrente in cui sono affluite queste somme: è stato aperto da una banca di Cipro e dunque i misteriosi indagati avranno finalmente un volto. Intanto, non pagate. Una eventuale condanna sarebbe un buon segnale, ma non sufficiente, visto che mancano ancora leggi e strumenti ad hoc per consentire alla Polizia Postale e alla Finanza di stroncare sul nascere questi fenomeni». Da settembre lo stesso sito ha fatto sapere di aver messo in evidenza il pagamento dei servizi; in questo caso ha ragione il portale? In realtà, l'avviso che i download prevedevano un abbonamento di 8 euro al mese non è stato mantenuto in maniera costante, anzi vi sono state delle sparizioni e apparizioni continue, quindi anche in questo caso Italia-programmi.net ed Estesa Limited non possono chiedere nulla, dato che il pagamento non può essere collegato alla registrazione dei dati.
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