Il Tirreno

Pisa

"Pisana" la particella di Dio

Marco Barabotti
Il fisico pisano Guido Tonelli
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Il fisico pisano Guido Tonelli

L'impronta fotografata per la prima volta al Cern di Ginevra

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 PISA. C'è molto di Pisa nella individuazione della "particella di Dio", ovvero il bosone di Higgs, grazie al quale esiste la massa. Una scoperta vera e propria non è, ma ci siamo quasi.  Inseguita per quasi mezzo secolo, è stata "fotografata" dal Large Hadron Collider, il più potente accelleratore di particelle del mondo. L'individuazione è scaturita da due degli enormi rilevatori piazzati nei punti di collisione fra i protoni Atlas e Cms, guidati rispettivamente dagli italiani Fabiola Gianotti e dal pisano Guido Tonelli. I dati sono stati presentati ieri a Ginevra dai due ricercatori, in un affollatissimo seminario organizzato al Cern e valgono ancora di più una candidatura al premio Nobel per la fisica, visto che il nutritissimo gruppo di ricercatori in odore di Nobel c'era già. L'attesa era altissima e i dati non hanno deluso anche se, come ha detto lo stesso Tonelli «non si può ancora parlare di una scoperta». Se quindi il termine «scoperta» non è mai stato pronunciato nel seminario, c'era nell'aria - come riferisce l'Ansa da Ginevra - una grandissima eccitazione perchè per la prima volta il bosone di Higgs non è più un'entità astratta, ma le sue tracce concrete sono state intraviste. Ad accendere l'entusiamo è soprattutto il fatto che i due esperimenti siano arrivati a indicare valori molto vicini in modo assolutamente indipendente, ossia l'uno senza conoscere i risultati dell'altro, seguendo strade diverse e con strumenti diversi.  Nei prossimi mesi i loro risultati saranno incrociati e sovrapposti e saranno inoltre raccolti nuovi dati che si spera, già entro marzo 2012 potranno portare a evidenze puù sostanziose, mentre la conferma definitiva è attesa verso la fine del 2012.  «I dati sono entusiasmanti - ha detto Fabiola Gianotti -, ma c'è ancora molto da fare e al momento non possono concludere nulla».  Per Guido Tonelli la ricerca richiede «un'estrema vigilanza». «La cosa importante - ha detto - è che ci sia un primo risultato di questo tipo a coronamento di 20 anni di sforzi e di migliaia di persone, fra le quali centinaia di italiani. Da questo momento in poi la ricerca proseguirà con un percorso a tappe serrate il cui obiettivo è stringere il cerchio intorno ad una delle particelle più misteriose alle quali i fisici di tutto il mondo stanno dando la caccia».  Al Cern, impegnati nella costruzione del nuovo acceleratore di protoni che dovrà svelare i segreti finora inviolati della materia, i pisani sono diversi. Se uno dei due progetti è guidato da Guido Tonelli, professore di fisica all'Università di Pisa, un protagonista dell'esperimento è sicuramente il prof. Dario Autiero - responsabile analisi misurazioni nell'ambito della ricerca Cern di Ginevra sulla velocità dei neutrini - laureatosi a Pisa, dove ha conseguito anche il dottorato di ricerca. Tanto che i primi esperimenti sui neutrini sono stati fatti proprio a Pisa negli anni Novanta. Impegnati in questa ricerca sono anche Boris Mangano, pisano di 31 anni, che si e specializzato nella Scuola Normale di piazza dei Cavalieri. Insieme a lui altri due ex allievi, un altro di Pisa e uno di Viareggio: rispettivamente Alessandro Cerri e Simone Gennai. Tutti e tre laureati in fisica ed ex normalisti.

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