Il Tirreno

Pisa

L'omicida resta in carcere, niente domiciliari

Parla un vicino: «Perfettamente integrati, la vedova sta per laurearsi»

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 PISA. L'omicida resta in carcere. È questa la decisione presa nell'udienza di convalida che si è svolta in carcere, dal giudice Donato D'Auria, il quale ha accolto la richiesta del pm Miriam Pamela Romano per Lulzim Balla, il muratore di 36 anni che venerdì sera ha ucciso a coltellate il cognato Erind Ramaliu, detto Andrea, al termine di una lite familiare. L'accusa che viene contestata è quella di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dal rapporto di parentela. Intanto questa mattina il pm Romano conferirà gli incarichi per l'autopsia sulla salma della vittima e per l'esame del dna sull'arma del delitto, una livella da carpentiere: della prima si occuperà la dottoressa Chiara Toni, del secondo la biologa legale Isabella Spinetti. La difesa di Balla, rappresentata dall'avvocato Maria Concetta Gugliotta, aveva chiesto per l'uomo gli arresti domiciliari e la sospensione dell'aggravante del rapporto di parentela, che non è diretto, ma nessuna delle due richieste è stata accolta.  La lite era scoppiata venerdì sera in via Vecchia Emilia, sotto casa della vittima, che ospitava la sorella Erjola, moglie di Balla, da settembre, quando la giovane donna aveva deciso di separarsi. Erind, detto dagli amici italiani Andrea, era sceso a difendere la sorella che urlava e che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stata ferita alla mano dal marito mentre tentava di difendersi. L'omicida dice di essere stato aggredito in testa e al braccio destro con la livella e di aver colpito il cognato col suo coltello a serramanico per difendersi. Quattro coltellate che però si sono rivelate fatali: l'uomo è spirato pochi secondi dopo l'arrivo al pronto soccorso.  «Andrea - lo ricorda il suo padrone di casa, il maresciallo dell'aeronautica Bruno Cipolletta - era un bravissimo ragazzo. Viveva da anni in Italia: in questo momento era in cassa integrazione e si aiutava con lavoretti saltuari in attesa di iniziare una attività in proprio col nuovo anno. La moglie, 26 anni, in Italia fin da piccola, ha vissuto con la famiglia a Piacenza, da dove si è trasferita dopo il matrimonio. Ha lavorato come contabile in una società sportiva e sta prendendo la laurea triennale - le manca solo la tesi - in economia. Due bravi ragazzi, in un condominio tranquillo, unici stranieri in mezzo a sette famiglie di italiani. Andrea lascia un bambino di 13 mesi».  Secondo i parenti della vittima, a mettere in crisi il matrimonio di Erjola, parrucchiera, madre di una bambina di 5 anni, potrebbe esserci stato il fatto che il vizio del gioco del marito, che avrebbe causato gravi problemi economici. Negli ultimi tempi poi, Balla avrebbe dimostrato molta gelosia, ma mai avrebbe messo in essere comportamenti violenti. «Mai giocato - ha sostenuto l'accusato - ho sempre portato lo stipendio a casa. Ho perso la testa: mio cognato per me era un fratello». C.V.

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