La manifestazione
Bond argentini, ultima chiamataper i risparmiatori pisani
Anche chi ha aderito all’Ops può rivalersi sulla banca - se esistono le condizioni per la sua responsabilità - per recuperare la differenza del capitale perduto. Scarica il modulo in fondo a questa pagina
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PISA. Bond Argentini, ultima chiamata per i risparmiatori pisani. Il prossimo 23 dicembre saranno trascorsi dieci anni dal default della Repubblica Argentina: tutti coloro che hanno visto andare in fumo i propri risparmi devono decidere se rinunciare per sempre ai propri soldi. A Pisa sono circa 500, per un capitale investito che viene stimato intorno ai 4 milioni di euro. Alcuni di questi investimenti ammontano infatti a diverse centinaia di migliaia di euro.
Dal 24 dicembre, gli istituti di credito che hanno venduto queste obbligazioni potranno contare sulla prescrizione definitiva. Per evitarla, occorre mandare una raccomandata a/r (cioè con avviso di ricevimento) di messa in mora. Anche coloro che hanno aderito alle offerte di scambio del 2005 e del 2010 dell'Argentina che prevedono un recupero di non oltre il 30% del capitale investito, possono mandarla. Infatti anche chi ha aderito all'Ops può rivalersi sulla banca - se esistono le condizioni per la sua responsabilità - per recuperare la differenza del capitale perduto. L'associazione Baby Consumers ci ha fornito il fac simile della lettera da compilare, che potete scaricare dal nostro sito o richiedere, sempre gratuitamente, alla stessa associazione in via Gereschi 32 a Pisa, tel. 050 09.88.237, info www.babyconsumers.it.
«La lettera alla banca - spiega Pino Staffa, presidente di Baby Consumers - deve essere inviata da tutti, compresi gli aderenti alla Tfa e, tra loro, in particolare da chi, aderendo all'arbitrato promosso dalla Tfa contro lo Stato Argentino, hanno dovuto automaticamente rinunciare alla possibilità di far causa alla propria banca (si tratta però, fortunatamente, di una rinuncia ancora revocabile). in modo da lasciare aperta la possibilità di azioni legali nei confronti della banca stessa». Con la novità della mediazione, il risparmiatore deve tentare la via della conciliazione prima del processo vero e proprio, altrimenti ci si può rivolgere all'Arbitrato Bancario Finanziario o alla Camera di Conciliazione della Consob. Tutto iniziò nel lontano 2011: all'epoca, infatti, il governo di Buenos Aires fu costretto a dichiarare la moratoria sul proprio debito, il quale aveva ormai raggiunto dimensioni spaventose (molto vicine ai cento miliardi di dollari) e a congelare il versamento degli interessi. Inoltre, fatto ancora più grave, la stessa Argentina sospese tutti i rimborsi dei capitali che erano in scadenza.
I risparmiatori coinvolti furono moltissimi e tra questi diverse centinaia di pisani: cinquecento circa solo in città, secondo Baby Consumers, e numerosissimi altri in provincia. «Le banche - ricorda Staffa - sapevano che i bond argentini erano rischiosissimi e alcune di esse lo hanno venduto in massa ai consumatori senza fornire alcuna informazione. In sostanza il default del titolo argentino era un fatto notorio negli ambienti finanziari ma le banche hanno sempre taciuto o negato il rischio ed a pagare sono stati i consumatori che hanno creduto nella correttezza della loro banca». E non è cambiato poi molto in dieci anni, con molte banche ancora troppo distratte per ricordare ai loro clienti i potenziali rischi (ne è un caso lampante quello di Bank of Ireland). Tanto che i tribunali hanno emesso numerosissime sentenze favorevoli agli investitori.
Ecco il modulo da compilare
Dal 24 dicembre, gli istituti di credito che hanno venduto queste obbligazioni potranno contare sulla prescrizione definitiva. Per evitarla, occorre mandare una raccomandata a/r (cioè con avviso di ricevimento) di messa in mora. Anche coloro che hanno aderito alle offerte di scambio del 2005 e del 2010 dell'Argentina che prevedono un recupero di non oltre il 30% del capitale investito, possono mandarla. Infatti anche chi ha aderito all'Ops può rivalersi sulla banca - se esistono le condizioni per la sua responsabilità - per recuperare la differenza del capitale perduto. L'associazione Baby Consumers ci ha fornito il fac simile della lettera da compilare, che potete scaricare dal nostro sito o richiedere, sempre gratuitamente, alla stessa associazione in via Gereschi 32 a Pisa, tel. 050 09.88.237, info www.babyconsumers.it.
«La lettera alla banca - spiega Pino Staffa, presidente di Baby Consumers - deve essere inviata da tutti, compresi gli aderenti alla Tfa e, tra loro, in particolare da chi, aderendo all'arbitrato promosso dalla Tfa contro lo Stato Argentino, hanno dovuto automaticamente rinunciare alla possibilità di far causa alla propria banca (si tratta però, fortunatamente, di una rinuncia ancora revocabile). in modo da lasciare aperta la possibilità di azioni legali nei confronti della banca stessa». Con la novità della mediazione, il risparmiatore deve tentare la via della conciliazione prima del processo vero e proprio, altrimenti ci si può rivolgere all'Arbitrato Bancario Finanziario o alla Camera di Conciliazione della Consob. Tutto iniziò nel lontano 2011: all'epoca, infatti, il governo di Buenos Aires fu costretto a dichiarare la moratoria sul proprio debito, il quale aveva ormai raggiunto dimensioni spaventose (molto vicine ai cento miliardi di dollari) e a congelare il versamento degli interessi. Inoltre, fatto ancora più grave, la stessa Argentina sospese tutti i rimborsi dei capitali che erano in scadenza.
I risparmiatori coinvolti furono moltissimi e tra questi diverse centinaia di pisani: cinquecento circa solo in città, secondo Baby Consumers, e numerosissimi altri in provincia. «Le banche - ricorda Staffa - sapevano che i bond argentini erano rischiosissimi e alcune di esse lo hanno venduto in massa ai consumatori senza fornire alcuna informazione. In sostanza il default del titolo argentino era un fatto notorio negli ambienti finanziari ma le banche hanno sempre taciuto o negato il rischio ed a pagare sono stati i consumatori che hanno creduto nella correttezza della loro banca». E non è cambiato poi molto in dieci anni, con molte banche ancora troppo distratte per ricordare ai loro clienti i potenziali rischi (ne è un caso lampante quello di Bank of Ireland). Tanto che i tribunali hanno emesso numerosissime sentenze favorevoli agli investitori.
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