Il Tirreno

Pisa

Nel 2012 i fondi destinati al settore saranno diminuiti del 40%. Tra i problemi il calo di scommesse negli ultimi cinque anni

Ippica, anche San Rossore trema per i tagli

Lorenzo Vannozzi
Una corsa disputata all’ippodromo di San Rossore
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Una corsa disputata all’ippodromo di San Rossore

L'ippodromo pisano, tra i più virtuosi, spera in una ripartizione legata ai meriti

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 PISA. Sotto l'albero di Natale dell'ippica italiana è stato consegnato un regalo veramente poco gradito, ovvero quello del taglio dei fondi destinati al settore, con una diminuzione del 40% prevista nel 2012. Ci vorrebbe ora un vero e proprio colpo di bacchetta magica per raddrizzare questo sport che negli ultimi anni è stato tenuto in vita dai 150 milioni di euro distribuiti annualmente.  Una somma utile però solo per pagare i debiti e pareggiare il bilancio. Questa rivoluzione dovrebbe e potrebbe partire dal risolvere l'annoso problema delle scommesse legate a questo sport: negli ultimi cinque anni sono diminuite di circa il 70% per molte ragioni come la liberalizzazione delle slot machines o l'introduzione di numerosi altri giochi. Sta di fatto che, mentre i giochi disponibili nella nostra nazione producono un valore annuo di oltre 70 miliardi, l'ippica produce solo il 2% degli incassi totali, circa 1,3 miliardi. Ma quello delle scommesse non è certo l'unico problema perché c'è anche quello delle strutture: dai 101 milioni annui si è arrivati ai 60 negli ultimi tre anni per la loro manutenzione, il montepremi per i corridori è quasi dimezzato, così come sono state drasticamente ridotte molte altre voci. Di questo passo si arriverà al collasso con tutti gli ippodromi che sarebbero costretti a chiudere i battenti appiedando, oltre ai vari fantini, allevatori, artieri, proprietari, ristoratori e veterinari, anche i protagonisti, ovvero i cavalli. L'ippodromo di Bologna ha annunciato che non ripartirà nel nuovo anno proprio per questi tagli, mentre per San Rossore la situazione è diversa. Preso atto, pur con rammarico, di questi tagli, l'ippodromo pisano spera però che questi vengano fatti non in maniera orizzontale, ma tenendo conto degli impianti più virtuosi, come è appunto quello di San Rossore. L'idea sarebbe quella di arrivare a criteri meritocratici in modo da far sopravvivere delle realtà ancora sane e cercare di ripartire da qui per costruire un futuro migliore per questo sport che è considerato una risorsa importante negli altri paesi del mondo, ma che in Italia viene ormai trattato in maniera distaccata da coloro che dovrebbero invece occuparsi del suo rilancio. Di questo si è discusso a margine della presentazione da parte di Alfea del rapporto di sostenibilità per la stagione 2010-11. Oltre ai dirigenti della società pisana, e alle autorità come il sindaco Filippeschi e il presidente Pieroni, era presente anche il segretario generale dell'Unire, Francesco Ruffo della Scaletta il quale ha provato ad analizzare così il problema: «Alcuni momenti molto positivi che ha attraversato questo mondo in passato hanno mascherato notevoli sprechi che si stavano perpetrando. Ci stiamo attivando col ministero delle politiche agricole per alcuni correttivi».

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