Sicurezza
Vivere in un sottoscala a pochi minuti dalla Torre
Enrico Santus e Danilo Renzullo
Antonio (il nome è di fantasia) accenna un sorriso e mentre varchiamo la soglia ci avverte: «State attenti alla testa!»
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Soli ed emarginati. Invisibili ed indesiderati. Vivono in bilico nell’incertezza del presente e nell’assenza di prospettive per il futuro. Antonio (il nome è di fantasia ndr) ha 47 anni, la barba folta e degli orecchini dorati. Ci aspetta piegato sull’uscio della cantina in cui vive da undici anni. Il puzzo di muffa ci chiude il naso. Esitiamo, poi ci inchiniamo e procediamo goffamente nel corridoio alto un metro e cinquanta che si apre nel sottoscala di una casa popolare del quartiere di Sant’Ermete. Antonio accenna un sorriso e mentre varchiamo la soglia ci avverte: «State attenti alla testa!».
VIDEO La vita in un sottoscala
Anche Daniela (il nome è di fantasia ndr) ci ha accolti con un sorriso. Anche lei, come Antonio, vive in una casa popolare a Sant’Ermete. Una casa vera, piccola ma accogliente. Da qualche mese, però, deve vedersela con un’ordinanza di sfratto per morosità. Lavora con un contratto a cottimo per una cooperativa di pulizie al polo di Ingegneria, dove si reca ogni notte in bicicletta. L’uscio di casa sua sembra un comune portoncino, se non fosse per l’assenza di serratura.
Antonio vive in un tugurio di 15 metri quadrati dove è obbligatorio rimanere inchinati o seduti. L’arredamento è costituito da mobiletti di fortuna e da un grande letto matrimoniale, sul quale è degente Lucia (nome di fantasia, ndr), che Antonio ospita da qualche anno perché rimasta anche lei senza casa e perché gravemente ammalata. «Ho avuto un tumore - racconta la donna tra un colpo di tosse e l’altro - e Antonio mi assiste». Nella stanza non ci sono servizi igienici.
Antonio a causa dell’infortunio ha perso il posto di lavoro. Passa le ore seduto su lenzuola bagnate a causa dell’umidità che penetra dai muri, ai quali ha voluto appendere delle luci natalizie, che un po’ colorano quell’esistenza ai limiti della vivibilità. Intanto, gli infissi della piccola finestrella non riescono a fermare le ventate, che scuotono costantemente una tendina d’emergenza. A casa di Daniela, invece, gli infissi sono buoni. Li ha sostituiti lei qualche anno fa. Anche l’impianto di riscaldamento l’ha fatto realizzare lei: «Sì, ma se mi mandano via - ride - mi metto anche i termosifoni in valigia». Nell’ultima notifica dell'ordinanza di sfratto c’è scritto che per il prossimo accesso, previsto il 26 gennaio prossimo, si prevede l’intervento della forza pubblica e del fabbro per l’apertura. Questo accade a cinque chilometri dalla Torre Pendente.
VIDEO La vita in un sottoscala
Anche Daniela (il nome è di fantasia ndr) ci ha accolti con un sorriso. Anche lei, come Antonio, vive in una casa popolare a Sant’Ermete. Una casa vera, piccola ma accogliente. Da qualche mese, però, deve vedersela con un’ordinanza di sfratto per morosità. Lavora con un contratto a cottimo per una cooperativa di pulizie al polo di Ingegneria, dove si reca ogni notte in bicicletta. L’uscio di casa sua sembra un comune portoncino, se non fosse per l’assenza di serratura.
Antonio vive in un tugurio di 15 metri quadrati dove è obbligatorio rimanere inchinati o seduti. L’arredamento è costituito da mobiletti di fortuna e da un grande letto matrimoniale, sul quale è degente Lucia (nome di fantasia, ndr), che Antonio ospita da qualche anno perché rimasta anche lei senza casa e perché gravemente ammalata. «Ho avuto un tumore - racconta la donna tra un colpo di tosse e l’altro - e Antonio mi assiste». Nella stanza non ci sono servizi igienici.
Antonio a causa dell’infortunio ha perso il posto di lavoro. Passa le ore seduto su lenzuola bagnate a causa dell’umidità che penetra dai muri, ai quali ha voluto appendere delle luci natalizie, che un po’ colorano quell’esistenza ai limiti della vivibilità. Intanto, gli infissi della piccola finestrella non riescono a fermare le ventate, che scuotono costantemente una tendina d’emergenza. A casa di Daniela, invece, gli infissi sono buoni. Li ha sostituiti lei qualche anno fa. Anche l’impianto di riscaldamento l’ha fatto realizzare lei: «Sì, ma se mi mandano via - ride - mi metto anche i termosifoni in valigia». Nell’ultima notifica dell'ordinanza di sfratto c’è scritto che per il prossimo accesso, previsto il 26 gennaio prossimo, si prevede l’intervento della forza pubblica e del fabbro per l’apertura. Questo accade a cinque chilometri dalla Torre Pendente.
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