Il Tirreno

Pisa

Ucciso mentre difende la sorella dall'ex

Candida Virgone
Il suocero con alcuni parenti sotto la casa della vittima
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Il suocero con alcuni parenti sotto la casa della vittima

Giovane albanese accoltellato dal cognato durante una lite in famiglia

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 PISA. «Eravamo come fratelli, gli volevo bene, lui portava la mia bambina a scuola. Non posso credere a quello che è successo». Piange e si dispera Lulzim Balla, l'albanese di 36 anni che venerdì sera ha ferito a morte, a coltellate, il cognato trentenne Erind Ramaliu. Ora è in carcere, al Don Bosco, con l'accusa di omicidio volontario e domani mattina si terrà l'udienza di convalida. Due famiglie di immigrati distrutte da una banale lite fra moglie e marito che si stavano separando. Vittime, prima di tutto, i loro figlioletti. Ramaliu infatti lascia un bambino di 13 mesi, Balla è padre di una bambina di 5 anni.  L'omicida, un muratore, viveva da due mesi lontano dalla moglie, Erjola, una ragazza albanese come lui, che fa la parrucchiera, e che da ottobre si era trasferita con la bambina a casa del fratello Erind, nella vecchia via Emilia, il proseguimento di via Cattaneo, una stradina a fondo chiuso. La casa di Erind, che aveva 31 anni, è in un palazzo stipato di immigrati. Le versioni dei fatti fornite dai familiari della vittima e dall'omicida non collimano. Come sempre si tratta di due storie diverse.  Secondo il racconto di Lulzim, lunedì sera lui si veste di tutto punto: vuole uscire. Riceve una telefonata di Erjola. «Dobbiamo parlare - le dice lei - vieni un attimo, io non ce la faccio più con quello che mi dai». Si riferisce ai 200 euro di mantenimento che l'uomo le passa. Lulzim va all'appuntamento: sono le nove e mezza, si vedono in strada, sotto il palazzo, al numero 196 della vecchia via. «Io non posso darti di più»: avrebbe replicato lui, che fa il muratore. Poi la situazione degenera, in che modo lo sanno solo i due protagonisti. Secondo Lulzim, ad un certo punto, sarebbe sceso il cognato, avrebbe preso in macchina una spranga di ferro, di fatto pare che si trattasse di una livella da carpentiere, e lo avrebbe colpito ripetutamente al braccio destro e in testa. Il muratore a quel punto avrebbe preso, a sua volta, dalla sua macchina, un coltellino a serramanico con dieci centimetri di lama ed avrebbe colpito ripetutamente il cognato, al collo e al torace. Quattro coltellate, una delle quali avrebbe reciso una importante vena che ha portato velocemente a morte il giovane. Quando Erind cade a terra in un mare di sangue, la sorella disperata e in lacrime chiama i soccorsi. Intanto Lulzim va verso casa sua, in via di Pratale, e chiama anche lui un'ambulanza e il 113. Sotto casa viene prelevato e portato in ospedale, dove poco dopo arriva anche il cognato. Erind spirerà pochi secondi dopo aver varcato la soglia del pronto soccorso, mentre il muratore verrà portato in questura e ascoltato fino alle quattro del mattino dal pm Miriam Pamela Romano, davanti agli uomini della Squadra Mobile e al suo avvocato, Maria Grazia Gugliotta.  Erind, dicono i parenti, è sceso perché ha sentito la sorella urlare; il marito la stava aggredendo. Appena arrivato giù ha cercato di difendere la sorella impugnando la livella, ma è stato colpito da una raffica di coltellate che gli sono state fatali.  L'aggressore credeva che i cognato fosse solo ferito, glielo hanno spiegato nel corso dell'interrogatorio quello che era accaduto, ma non aveva quasi realizzato e sperava sempre che fosse in vita. Arrivato in carcere qualcuno gli ha confuso le idee dicendogli che il cognato era in coma, ma ancora vivo. Ieri pomeriggio è stato il suo avvocato a confermargli che Erind era morto e che lui era accusato di omicidio volontario. «Io non volevo, non volevo»: ha gridato piangendo il muratore, stringendosi disperato la testa fra le mani.

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di Redazione Pisa