Il Tirreno

Pisa

Mentre si aspetta un compratore, una novità agita i lavoratori

La super barca lascia i cantieri La Cgil: non la faremo uscire

Danilo Renzullo
A destra, un momento della seduta del consiglio provinciale ai cantieri e alcuni dipendenti al lavoro
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A destra, un momento della seduta del consiglio provinciale ai cantieri e alcuni dipendenti al lavoro

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 PISA. A poco meno di un mese dalla scadenza della cassa integrazione straordinaria (7 gennaio), la trama della vicenda dei Cantieri Navali di Pisa del gruppo Baglietto si infittisce ancora di più. La barca più grande presente nei Cantieri, infatti, potrebbe presto lasciare i locali dell'azienda nautica pisana.  A comunicarlo ai lavoratori, in maniera informale, è stato il comandante della barca, che venerdì scorso ha visitato i Cantieri. Durante la visita, preannunciata da una telefonata di uno dei legali del gruppo Baglietto, il comandante ha fatto sapere che "nei prossimi giorni lavoreranno per l'uscita della barca dai Cantieri".  La notizia ha provocato indignazione e non poche preoccupazioni tra i lavoratori e il sindacato che promettono battaglia. L'imbarcazione, infatti, insieme a tutte le altre presenti nei Cantieri, rappresenta la base di rilancio dell'attività dell'azienda nautica e gli operai sono determinati a non farla uscire dai Cantieri.  «La barca non uscirà - dice il segretario provinciale della Cgil Gianfranco Francese - perché patrimonio dei Cantieri di Pisa. Vogliamo ribadire - aggiunge Francese - che nessuna imbarcazione si muoverà da lì finché la situazione non sarà chiara e si arriverà a un accordo. Invece di vendere le barche si dovrebbe lavorare per la cessione dei Cantieri».  Commissionata da un armatore inglese e lunga 153 piedi, la barca ha un valore che si aggira intorno ai tre milioni di euro ed è, così come tutte le altre barche, inserita nel pacchetto delle trattative per la cessione dei Cantieri.  «Oltre che economico - spiega Francese - la barca ha un valore morale e non si può muovere perché fa parte del costo dell'acquisto dei Cantieri nelle procedure tra il liquidatore e gli interessati, altrimenti vanno riviste le procedure e i costi dell'acquisto».  Sul fronte delle trattative, intanto, nulla sembra smuoversi.  Ieri, il segretario della Cgil ha ribadito l'interessamento di due gruppi per l'acquisto dei Cantieri, l'austriaca Tcf e un soggetto italiano, sui quali, però, aleggiano ombre e incertezze da parte del sindacato e degli operai.  Rispetto al gruppo austriaco, che aveva offerto 10,3 milioni di euro per il rilevamento dei Cantieri, Francese parla di una "situazione inadeguata", perché «la Tcf - spiega il segretario della Cgil - non è una società industriale ma una società commerciale che punta soprattutto al marchio invece del rilancio industriale dell'azienda», mentre non si hanno ancora "elementi di certezza" sul gruppo italiano.  Sempre al vaglio è invece l'ipotesi dei lavoratori di costituirsi in cooperativa per salvare l'attività e i posti di lavoro. «Stiamo valutando l'ipotesi della cooperativa - conclude Francese - ma rimane l'extrema ratio a cui ricorrere».  

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