Orione come metafora, a Milano le opere di Gioni David Parra
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PISA. Inaugurata a Milano, spazio Tadini, via Jannelli, 24, alla presenza di una delegazione dell'Inaf e del cantautore Alberto Fortis, la mostra dell'artista pisano Gioni David Parra. Organizzata in collaborazione con l'Osservatorio Astronomico di Brera, ha per tema "Orione come metafora, Arte e astrofisica: il linguaggio comune". Parra vi espone quella parte della sua produzione che da qualche tempo verte sulla tematica dell'originario. Valerio Meattini, professore universitario e critico d'arte che da tempo segue il lavoro di Parra, spiega: «Ammiro in Parra l'impegno e l'onestà della ricerca. Oggi parlare di arte è complicato e si rischia l'equivoco. In pittura e in scultura, ad esempio, è pressoché scomparso il mestiere. Ed è una esperienza rara e sorprendente poter entrare in un vero studio di pittura. Questo vuoto lui lo ha sentito, ne è cosciente, e ha cercato di farsi il mestiere con un lavoro e una ricerca senza sosta. Quando lo incontro ha sempre tanto da farmi vedere e da raccontarmi. La sua produzione sul tema cosmologico rientra in un progetto di consapevolezza della potenza della memoria. Non come semplice ricordo, però. Memoria come canto degli elementi primordiali e sforzo di immaginazione per cogliere in quel vorticare originario le traiettorie, gli incroci, gli scontri e gli incontri che avrebbero poi prodotto il nostro mondo. La memoria in tal caso non è passiva, si lega all'immaginazione e diviene produttiva, creando una mitologia che permette di raffigurare l'intreccio di forze da cui proveniamo». Secondo Meattini, «Parra vuol liberarci dall'antropocentrismo che non sa pensare altro che l'uomo nella sua puntualità storica ed egoica. Pensare in ragione di distanze siderali, pensare che ciò che è oggi uno spettacolo per noi ci giunge da un palcoscenico di migliaia e migliaia di anni fa ci costringe ad abitare in altro modo, con un altro atteggiamento mentale, la nostra piccola Terra. L'epos delle forze cosmiche che egli immagina nelle sue tele è un canto dionisiaco, un supremo immaginare che restituisce alla mente e all'anima orizzonti e libertà. Per poter esprimere questi temi, Parra si esercita in una faticosa ricerca espressiva». «Quando si hanno idee - conclude Meattini - lo sforzo maggiore è trovare il linguaggio per dirle. L'uso di un linguaggio divenuto ormai quotidiano toglierebbe loro vigore. Da tempo Parra cerca non solo ciò che deve dire, ma anche il suo proprio modo di dirlo. Il suo voler essere artista ce lo fa amare e seguire con attenzione».
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