Attenzione
Bocciata la scuola di medicina
Gianluca Campanella
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La facoltà di Medicina e ChirurgiaIl ministero sullo statuto: assegnate i corsi a un dipartimento
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PISA. Il ministero ha inviato i suoi rilievi sul nuovo statuto dell'Università di Pisa e per ben otto volte impone di «riformulare la disciplina»: tra queste, spicca il perentorio ordine di «incardinare presso i Dipartimenti e non presso le Scuole» i corsi di studio dell'area medica (citata in modo esplicito) e di ingegneria. Per capire cosa significa, bisogna fare diversi passi indietro e tornare al dicembre di un anno fa, quando è stata approvata la legge 240, nota come "riforma Gelmini". Ebbene, si sapeva che essa limitasse in modo quasi totale l'autonomia degli atenei, al punto che tutto l'iter parlamentare è stato contrastato nell'autunno di proteste che fecero il giorno del mondo. Altrettanto è noto che le università, costrette a riscrivere gli statuti, abbiano cercato di "sfruttare" tutti gli spiragli offerti dalle norme. Oggi si scopre che, in pratica, il ministero avrebbe fatto prima a scriversi da solo gli statuti. Infatti, il senato accademico di Pisa il 27 luglio 2011 ha votato l'atto che ridisegna la struttura dell'ateneo, recependo le direttive della legge Gelmini. E lo ha trasmesso a Roma per il «controllo previsto». Da dove hanno appena rispedito ben 55 rilievi: 35 di legittimità (i più "pesanti") e gli altri di merito. Tra le "pieghe" della riforma universitaria sembrava che ci fosse anche la costituzione delle scuole; la legge 240/10 aveva sancito la fine del doppio regime: stop a facoltà per la didattica (11 a Pisa) e dipartimenti per la ricerca (48); ma nel contempo (articolo 2, comma 2) inseriva «la previsione di istituire strutture di raccordo, comunque denominate, con funzioni di coordinamento e razionalizzazione». L'ateneo cittadino, guidato dal rettore Massimo Augello, ne ha approfittato in due situazioni: ha sì ridotto in 20 "nuovi dipartimenti" il lavoro che prima facevano le 59 strutture (11 più 48); ma ha fatto nascere due scuole. Una soprintende al lavoro dei vecchi dipartimenti di ingegneria industriale e civile: il primo era troppo grande, con 130 professori; l'altro troppo piccolo, con 30 unità. Pertanto si fonderanno in due nuovi dipartimenti di dimensioni medie; ma, per non perdere il contatto tra materie affini che sono state trasferite in modo coatto, i 160 docenti avranno la supervisione della scuola, appunto. L'altra scuola nasce, invece a medicina, per motivi diplomatici: la vecchia facoltà si dividerà in tre nuovi dipartimenti, ma nessuno avrà il prestigio esclusivo di coordinare il corso "principale", quello di medicina e chirurgia, perché esso afferirà alla scuola. Queste sarebbero state le intenzioni, ma il ministero ha detto niet, in due distinte osservazioni. E ora? L'università si adegua. Oppure può far finta di niente, se gli organi competenti deliberano con maggioranza di tre quinti di ignorare i rilievi. Ma in caso di emanazione difforme, il ministero può sempre ricorrere contro l'atto per via amministrativa.
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