Il dolore
Compra l'auto e non può usarla
Gianluca Campanella
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Unauto Kia Diciotto mesi senza risposte dalla casa produttrice
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PISA. Comprare un'auto, spendere più di 30mila euro e non riuscire ancora a utilizzarla dopo un anno e mezzo. Roba da far «perdere la testa» al proprietario e spingerlo a rivolgersi a uno studio legale. Ma, grazie all'aiuto del Tirreno, siamo (forse) al lieto fine. È successo al veterinario pisano Luca Barsanti, che il 20 maggio 2010 ha acquistato una Kia Sportage 2000 150 cavalli, motore diesel 4Wd, del valore di 32.500 euro. Attualmente il mezzo è parcheggiato in un'autofficina di Camaiore (Lucca) perché pericolosa da guidare, in attesa di un fantomatico pezzo di ricambio che dovrebbe risolvere un misterioso problema all'impianto frenante. Quale? Non si capisce. Almeno quattro diversi meccanici di diverse concessionarie hanno guidato la Kia e nessuno è riuscito a stabilire perché la sensazione alla guida sia di «freno a mano tirato» e in abitacolo si senta odore di pasticche dei freni bruciate. Queste ultime sono state sostituite, in quanto consumate, ma a carico di Barsanti: è vero che la garanzia copre il problema (se si capirà dove intervenire), ma intanto il cambio pasticche è "ordinaria manutenzione" e quindi la paga il titolare. Non è l'unico aspetto poco gradito dal veterinario: infatti, il suo avvocato, Eleonora Raffaelli, racconta che «all'inizio la Kia, comprendendo la gravità del fatto, si adoperava per cercare di porre rimedio»; in un anno la vettura è «stata visionata almeno sette volte senza mai giungere a una soluzione». Il peggio è arrivato dopo. Raffaelli prosegue: «In totale dispregio di quelle che sono le norme poste a tutela del consumatore, l'azienda Kia ha completamente ignorato tanto le sollecitazioni fatte attraverso lettera raccomandata a/r, quanto le segnalazioni telefoniche fatte direttamente dall'interessato e dal mio studio legale». Insomma, non solo «la carenza di tutto l'apparato Kia (vendita, assistenza tecnica e legale) lascia molto a desiderare», ma non è arrivato nemmeno «un cortese cenno di riscontro che sarebbe stato, a nostro avviso, quantomeno doveroso e gradito da parte di un'azienda multinazionale». A questo punto l'avvocato usa "l'arma fine di mondo": chiamare il nostro giornale. Il "Tirreno" è riuscito a parlare con la Kia; dall'azienda in parte confermano la vicenda: «In prima battuta ci adoperiamo affinché il presunto mezzo difettato sia visionato in concessionaria». Ma se il problema persiste, il rapporto è fra cliente e tecnico: «A noi risulta la segnalazione di Barsanti in data 29 novembre, ma a tutt'oggi il cliente non ci ha ancora fornito il numero d'ordine del pezzo richiesto da Camaiore». Poi, il colpo di teatro: nonostante la "mancanza" di quel dato, la Kia si è adoperata per mettere «la pratica in gestione». Sembra che siamo vicini alla soluzione. Intanto Barsanti e Raffaelli hanno trovato il numero. Prima commentano: «Paradossale che dobbiamo fornirlo noi». Poi notano una divaricazione delle date: a loro l'ordine risulta partito il 13 settembre.
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