Il dolore
TASSA DI STAZIONAMENTO
Un duro colpo per la nautica
F.L.
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PISA. «Forte preoccupazione». Da una parte (Confcommercio) e dall'altra (Cna) la musica è la stessa. La tassa di stazionamento per le barche, dentro il pacchetto-lusso della manovra Monti, viene accolta con allarmismo sul fronte pisano. Il pensiero va subito ai 2mila posti barca in golena d'Arno, ai riflessi sulle attività dei rimessaggi, anche a quello che potrà succedere al porto di Boccadarno in costruzione. In sintesi, la manovra vuole mettere un'imposta di 7 euro al giorno per imbarcazioni da 10 a 12 metri; 12 euro da 12 a 14; 40 euro da 14 a 17; 75 da 17 a 24; 150 oltre i 24 metri. La tassa è dimezzata se la barca è in area a secco. «Siamo assolutamente contrari. I più furbi compreranno la barca con bandiera non italiana e andranno a godersela all'estero, mentre a pagare saranno i titolari e gli addetti delle strutture turistico portuali ed i piccoli diportisti italiani», dice Emiliano Marchi, presidente del sindacato Porticcioli d'Arno di Confcommercio). «Se questo provvedimento dovesse essere approvato sarebbe un dramma per il settore - aggiunge - con un aumento insostenibile dei costi annui di mantenimento di una imbarcazione: quasi 2mila euro all'anno su barche di 11 metri, con un'incidenza sulle spese per i piccoli diportisti davvero esagerata». Inoltre, secondo Marchi, il semplice criterio della lunghezza «non garantisce nessun tipo di equità, perchè non fa alcuna distinzione tra barche di lusso e barche non di lusso, tra barche nuovissime e vecchie barche. L'esempio della Sardegna avrebbe dovuto insegnare qualcosa. Auguriamoci che il passaggio parlamentare possa porre rimedio». Preoccupazione viene espressa anche dalla Cna Produzione/Nautica nazionale. «Si tratterebbe - dice Maurizio Bandecchi, responsabile Cna dell'area pisana - di un colpo molto pesante. Il provvedimento paradossalmente finirebbe per colpire non tanto la proprietà di beni di lusso ed i grandi patrimoni, quanto la rete ampia dell'indotto dei servizi e delle attività di riparazione e manutenzione delle barche, quindi le piccolissime imprese ed i propri dipendenti. Anche a Pisa gli effetti si farebbero sentire. E poi c'è da capire quale sarà il meccanismo di riscossione, non credo ci sia la disponibilità dei rimessaggi a fare da sostituti di imposta».
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