Il dolore
Imu, stangata per oltre 22mila pisani
Giovanni Parlato
Sarà molto più cara dell'Ici. L'assessore Viale: «Ci conciano per le feste»
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PISA. L'Ici sulla prima casa eliminata dal 1º gennaio 2008 torna con l'etichetta Imu. Ma non è solo un gioco di parole, non cambia solo il nome: cambia la sostanza. La nuova imposta metterà pesantemente mano nei portafogli dei pisani. Dopo quattro anni di totale esenzione, ecco che l'Ici sulla prima casa adesso si chiama Imu (Imposta municipale unica), ma rispetto a prima si prepara un conto più salato. L'imposta sarà del 4 per mille, ma i Comuni saranno liberi di alzare questa percentuale fino al 6 per mille. Tuttavia, l'aumento vero si nasconde sulla base imponibile ampliata del 60% rispetto all'ultimo anno di applicazione dell'Ici sulla prima casa. In questo passaggio consiste il salasso che sta per arrivare con la pillola indorata della detrazione di 200 euro. Nella tabella che pubblichiamo, ci sono degli esempi reali di quanto i proprietari di prime abitazioni esenti da Ici, dovranno pagare con il nuovo anno. La casa in zona Pratale (A/2) è una civile abitazione, mentre le altre due (A/4) sono case popolari. Quindi, appartenenti a ceti che sicuramente alla fine del mese devono fare quadrare i conti. Il calcolo che è stato eseguito ha preso in considerazione il 4 per mille. Ma cosa cambia rispetto a prima? Lo abbiamo chiesto a Cesare Cava, noto esperto di finanza locale. «La differenza deriva dal cambio di coefficente di calcolo delle rendite catastali. Fino al 2007 la rendita catastale dell'abitazione veniva rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficente 100. Con la nuova Imu del 2012, il calcolo sarà invece così eseguito: la rendita catastale dell'abitazione viene rivalutata del 5% come prima, ma moltiplicata per il coefficente 160. Questo comporta che, a parità di condizioni dell'abitazione fra il 2007 e il 2012, la base imponibile e, quindi, il valore della casa su cui viene calcolata l'imposta viene aumentata del 60%, proprio in base al cambio del coefficente». Quanto deciso dall'esecutivo, potrebbe trovare modifiche strada facendo (come il dibattito in parlamento), ma ora - se non ci saranno ripensamenti - la situazione che si delinea è questa. E per cercare di capire la prospettiva che apre la nuova imposta sulla prima casa, ieri pomeriggio Giovanni Viale, assessore comunale al bilancio, ha incontrato i tecnici del settore finanze. «Ci conciano per le feste», è la battuta a caldo dell'amministratore che aggiunge: «Ho visto una versione del decreto e la base imponibile che passa da 100 a 160 fa aumentare l'imposta rispetto al passato». Nel gennaio del 2008, quando l'Ici sulla prima casa venne soppressa, le abitazioni esenti furono 22.775 facendo mancare un gettito nelle casse comunali di 10 milioni e 700mila euro. «Sia chiaro - continua l'assessore Viale - che il Comune non ci guadagna nulla, anzi. Ciò che ci deriva dall'Imu ci sarà tolto pari pari dal fondo di riequilibrio dello Stato. Anzi, è previsto un ulteriore taglio di finanziamenti agli enti locali di 1 miliardo e 450mila euro». La nuova imposta non piace neanche a Giuseppe Gambini, presidente di Confedilizia di Pisa: «La rendita stabilita dal moltiplicatore di 160 non può essere uguale per tutte le città, una casa a Pisa non può avere una rendita calcolata come fosse una casa in piazza di Spagna a Roma». ALTRI SERVIZI A PAG. 5
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