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Il consiglio regionale: il sito delle navi romane di Pisa sia patrimonio Unesco
La giunta toscana dovrà continuare a sostenere in tutte le sedi istituzionali la richiesta, di inserire il sito archeologico delle 'Antiche navi romane' nella lista dell'Unesco
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PISA. La giunta toscana dovrà continuare a sostenere in tutte le sedi istituzionali la richiesta, già avanzata dalla cittadinanza e dagli enti locali pisani, di inserire il sito archeologico delle 'Antiche navi romane' nella lista del Patrimonio dell'umanità dell'Unesco. E' quanto prevede una mozione approvata all'unanimità dal Consiglio regionale e presentata da vari consiglieri del Pd, con primo firmatario Ivan Ferrucci. La mozione sottolinea inoltre l'esigenza di nuovi finanziamenti statali per la conservazione e lo sviluppo dell'area.
Dal 1998, anno della scoperta, al 2010 sono stati stanziati 13 milioni di euro, ma già uno studio di fattibilità dell'epoca ne indicava come necessari 25 milioni. Per chiudere il cantiere di scavo servirebbero almeno 1,5 mln euro l'anno e solo per la manutenzione ordinaria occorrono circa 300 mila euro l'anno. «Per il 2011 sono previsti solo 20 mila euro - ha sottolineato Pier Paolo Tognocchi (Pd), che ha illustrato il testo in aula - così si compromette non solo ogni possibilità di valorizzazione, ma si mette a serio rischio anche la funzionalità e il mantenimento del patrimonio attuale».
Intanto arriva questo annuncio: «Entro 18-24 mesi riusciremo a fare riaffiorare i relitti, restaurarli e trasferirli nel museo, che sarà di richiamo internazionale, anzi un luogo unico al mondo sulla navigazione antica nel Mediterraneo». Lo ha detto Rosaria Barbera, soprintendente regionale ai beni archeologici della Toscana, intervenendo oggi a una conferenza sul cantiere delle navi romane di Pisa, promossa dall'associazione Amici di Pisa. «Presto - ha aggiunto - commissioneremo un piano di sostenibilità per la gestione del museo che vogliamo riuscire ad aprire entro l'autunno del 2013 esponendo 9 navi, tra quelle riaffiorate nel cantiere di scavo di san Rossore, insieme ad altri 8 mila reperti provenienti da altre parti del mondo».
Nell'ipotesi di gestione si prevede che il museo, che sarà allestito presso gli Arsenali medicei, possa ospitare anche un ristorante, una caffetteria perchè, ha concluso Barbera, «dovrà essere un luogo vivo dove poter ammirare le scoperte archeologiche come se i visitatori si trovassero nel salotto di casa propria».
Dal 1998, anno della scoperta, al 2010 sono stati stanziati 13 milioni di euro, ma già uno studio di fattibilità dell'epoca ne indicava come necessari 25 milioni. Per chiudere il cantiere di scavo servirebbero almeno 1,5 mln euro l'anno e solo per la manutenzione ordinaria occorrono circa 300 mila euro l'anno. «Per il 2011 sono previsti solo 20 mila euro - ha sottolineato Pier Paolo Tognocchi (Pd), che ha illustrato il testo in aula - così si compromette non solo ogni possibilità di valorizzazione, ma si mette a serio rischio anche la funzionalità e il mantenimento del patrimonio attuale».
Intanto arriva questo annuncio: «Entro 18-24 mesi riusciremo a fare riaffiorare i relitti, restaurarli e trasferirli nel museo, che sarà di richiamo internazionale, anzi un luogo unico al mondo sulla navigazione antica nel Mediterraneo». Lo ha detto Rosaria Barbera, soprintendente regionale ai beni archeologici della Toscana, intervenendo oggi a una conferenza sul cantiere delle navi romane di Pisa, promossa dall'associazione Amici di Pisa. «Presto - ha aggiunto - commissioneremo un piano di sostenibilità per la gestione del museo che vogliamo riuscire ad aprire entro l'autunno del 2013 esponendo 9 navi, tra quelle riaffiorate nel cantiere di scavo di san Rossore, insieme ad altri 8 mila reperti provenienti da altre parti del mondo».
Nell'ipotesi di gestione si prevede che il museo, che sarà allestito presso gli Arsenali medicei, possa ospitare anche un ristorante, una caffetteria perchè, ha concluso Barbera, «dovrà essere un luogo vivo dove poter ammirare le scoperte archeologiche come se i visitatori si trovassero nel salotto di casa propria».
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