Sicurezza
Farmacie, la vendita non convince
G.C.
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Linterno della farmacia al Carrefour alla Fontina Cobas: col piano Monti ricavo inferiore a 4 milioni
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SAN GIULIANO. I Cobas hanno convocato ieri una conferenza stampa per esprimere la loro netta contrarietà alla vendita del 95% delle farmacie comunali deciso dall'amministrazione: «Un errore», secondo Federico Giusti, per vari motivi. La contestazione principale è che «non si possono vendere i gioielli di famiglia per far cassa»; inoltre i cittadini e i lavoratori dovrebbero ricevere «un'informazione adeguata, mentre il sito del Comune non è trasparente come sarebbe richiesto». A questo, Caterina Ambrosini, aggiunge un possibile errore di calcolo: si ricaverà meno dei 4 milioni previsti, perché con il decreto Monti appena varato diminuiranno gli introiti delle farmacie. Infatti, aumenta la concorrenza: si passa da un punto vendita ogni 5mila abitanti a uno ogni 4mila; e compaiono i farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie. La manovra del governo aggrava anche una situazione storica negativa: «Dal 2004 a oggi, i ricavi medi su ogni ricetta sono scesi da 26 a 13 euro». Antonio Demitri nota che il sindaco ha definito «non strategico» l'asset delle famacie per giustificare la vendita: «Ma allora perché hanno comprato la Tabaccaia? Il museo della fondazione Cerratelli è più strategico?». Conclude Giusti con «una provocazione: si parla tanto di Area vasta e abbiamo un'azienda a capitale pubblico e gestione privata. La nostra proposta è che il Comune di Pisa acquisti le due farmacie comunali di San Giuliano».
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