La manifestazione
In cura al Sert 24 malati di gioco
Carlo Venturini
Età tra 25 e 65 anni, cinque sono donne. La trappola del poker on line
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Rovinarsi con un colpo di mouse. I pisani hanno lasciato sul tavolo da gioco dei vari poker on line «circa 2 milioni di euro», stando ad una stima dell'associazione di consumatori Babyconsumers. Al Servizio per le tossicodipendenze (SerT) della nostra Asl 5, ci sono 24 persone in cura e l'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa rivela che il 5% della popolazione residente in Toscana dichiara di aver giocato on line somme di denaro (Studio Ipsad 2010). «Da settembre ad oggi - dice Pino Staffa di Baby Consumer, un'associazione che tutela i diritti dei bambini e delle famiglie - si sono rivolte alla nostra sede 15 persone o da sole o accompagnate dalla famiglia o dall'amico del cuore». Il presentarsi ad una associazione oppure al Sert, è già un passo importante per aver almeno preso consapevolezza della «rete» in cui alcuni giocatori on line cadono. «I dati sono preoccupanti - continua Staffa - perché il "poker cash" è stato legalizzato da pochi mesi, e sul tavolo verde virtuale dei 200 casinò on line i pisani hanno già lasciato un paio di milioni di euro, una cifra questa che è per difetto, visto che da noi, ad esempio, si è presentata una persona che ha drenato il suo conto in banca di ben 140mila euro stando seduto davanti ad un computer». L'associazione si occupa di questi casi perché «oltre ad andare in default il conto bancario, in rovina vanno le famiglie e tocca alle donne, alle mogli, alle madri portare il marito o il figlio da noi o da altri, dice Staffa. Il problema è che le nuove regole dei casinò on line consentono di puntare soldi veri. Queste normative sono state introdotte da una normativa del 28 luglio. Per le società che propongono il gioco, è stato un successo, ma il rovescio della medaglia è che su alcune persone si abbatte la mannaia della povertà e della mortificazione. «Per alcuni rovinarsi è semplice - dice Staffa - perché se è vero che non si possono puntare più di mille euro, questo limite è facilmente aggirabile iscrivendosi in più poker room, stanze virtuali dove si gioca». Secondo la ricerca divulgata dal Cnr pisano, il 70% dei toscani che giocano connessi alla rete sceglie di tentare la fortuna con il poker texano. Il Sert di Pisa ha dovuto fare di necessità virtù, visto che curarsi per questa «tossicodipendenza» non sembra un diritto perché non è riconosciuto come servizio essenziale. «Ma erano erano troppe le persone che si rivolgevano ai nostri uffici - dice la responsabile del Sert, Donatella Paffi - e non potevamo rimandare indietro interi nuclei familiari. Quindi abbiamo iniziato un percorso ad hoc anche per queste 24 persone che si sono rivolte ai nostri uffici». L'iter da seguire per questi «dannati» del gioco è l'incontro con un medico, poi con un assistente sociale, infine con uno psicologo. Il tempo per la guarigione? Indefinito a causa delle probabili ricadute come avviene per i tossicodipendenti da eroina e cocaina. «Sicuramente con un appropriato dosaggio e mix di farmaci - spiega Paffi - dopo due o tre mesi otteniamo ottimi risultati, ma poi questi soggetti in cura vanno stabilizzati, reinseriti nel nucleo familiare e sociale». Operazione, questa, lunga e difficile: vi si riesce solo con un grande senso di abnegazione da parte dei sanitari del Sert, visto che di finanziamenti (statali o regionali) e personale ad hoc, non si parla proprio. E in tempo di crisi, la gente «azzarda» ancora di più con lo Stato che incassa dalle concessioni e con le società private del gambling on line che fanno il loro gioco (è proprio il caso di dirlo). Delle 24 persone in cura al Sert per il gioco d'azzardo, 5 sono donne, gli altri uomini. L'età va dai 25 ai 65 anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
