Sicurezza
I pisani spendono in media 700 euro all'anno
F.L.
Ma sul podio regionale delle scommesse c'è la provincia di Massa Carrara
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PISA. La passione per il gioco d'azzardo, quello pubblico e lecito, dilaga. Ma, a sorpresa o forse no, a Pisa e nel resto della sua provincia questo avviene meno che nelle altre zone della Toscana. Anzi, restiamo decisamente sotto la media nazionale. Per gratta e vinci, scommesse sportive, slot machine e così via, il pisano spende poco più di 700 euro all'anno. Una sessantina al mese. Che resta una discreta cifra pensando anche alla crisi economica. O magari sono proprio queste difficoltà a spingere al ricorso alla fortuna. È comunque una somma mediamente contenuta rispetto alle vette, quelle in cui si sprofonda dalla passione alla patologia. A Pavia, massimo nazionale, la cifra annua pro capite è addirittura di 2.125 euro. In regione non si va oltre i 1.189 di Massa Carrara. Quasi la metà rispetto a Pisa. È stato Il Sole 24 Ore a realizzare un'indagine sul tema, mettendo insieme più fonti statistiche. Quella che emerge, su scala nazionale, è una fotografia del boom del gioco pubblico d'azzardo. L'immagine è soprattutto quella delle file in tabaccheria per le varie tipologie di gratta e vinci; l'anno scorso la caccia alla vincita plurimilionaria divenne un fatto che scavalcò anche i confini italiani. Altra immagine, sempre a proposito di file, quella agli sportelli delle agenzie di scommesse sportive. In crescita anche le slot machine nei locali pubblici. Il volume economico, dal 2009 al 2010, è cresciuto del 12,9%. L'ammontare complessivo è di 61,4 miliardi. Il mondo che si muove dietro la passione è composto da mille sfaccettature: illusione, crisi economica, divertimento, malattia, senza dimenticare che della questione si è occupata anche la consulta nazionale antiusura, nell'ambito dei lavori della commissione antimafia. Nella ricerca del quotidiano economico non è compresa la spesa per le forme on line delle scommesse, del poker e altri giochi analoghi. Al tirar delle somme, e prima di ogni analisi, arriva la considerazione sui benefici per le entrate dello Stato, che da vent'anni ormai ha fatto del gioco pubblico d'azzardo una delle sue leve fiscali più importanti. Nel 2010 la spesa delle famiglie per i consumi finali è cresciuta del 2,5%: praticamente nulla considerando l'effetto dell'inflazione. Mentre l'importo delle giocate è salito quasi del 13%. I pisani, prendendo i numeri di quest'ultima graduatoria, fanno indubbiamente la figura dei virtuosi. Su 103 province italiane, la nostra si piazza appena 84ª per spesa pro capite nelle scommesse (728 euro a testa, per l'esattezza). In Toscana siamo decimi su dieci province; e gli unici che si tengono sotto gli 800 euro. Fa pensare la differenza con i territori più vicini: Lucca e Livorno, nella classifica regionale, sono rispettivamente al secondo e terzo posto, oltre che nelle prime trenta a livello nazionale. La spesa pro capite, in quei casi, vola oltre i 1.100 euro.
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