Proteste
Museo a villa Roncioni
Marco Barabotti
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A sinistra il momento della inaugurazione Sopra Floridia Benedettini Sotto un altro aspetto della mostra e la facciata di villa Roncioni con il cartello del Cantiere CerratelliOspita i costumi della Fondazione Cerratelli
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L'abito indossato da Rita Hayworth in "Circus world" di Henry Hatawai del 1964 fa da entrée alla suggestiva mostra dei costumi di scena a Villa Roncioni. Un abito lungo, verde smeraldo, con pietre preziose incastonate sul corpetto di una star che quando l'aveva indossato era vicina alla cinquantina, ma con un fisico ancora sexy appeal che ha segnato un'epoca.
La mostra della fondazione Cerratelli (presidente onorario è Franco Zeffirelli) è un percorso di colori e di emozioni, senza voler celebrare alcun maestro costumista o un celebre attore e cantante lirico. Siamo stati noi, controcorrente, a dare un volto e un'anima ai costumi.
«Da parte nostra - dice Floridia Benedettini - abbiamo voluto eludere di proposito i grandi personaggi che li hanno indossati, per esaltare lo stupore e la perfezione sartoriale, il genio creativo, il colore dei tessuti: dalla notte stellata, all'oro più solenne, fino ai rossi di passione e ardore. Un percorso per immaginare, per fantasticare, una mostra da costruire dentro di se come un grande cantiere dove ognuno di noi concorre alla realizzazione del suo sogno».
Una mostra che ha restituito la vita a una splendida villa da anni semiabbandonata, nelle sale preziosamente affrescate - ci sono mirabili opere del Tempesti - che purtroppo trasudano umidità e rischiano irrimediabilmente di deteriorarsi.
È un altro tentativo di rinascita di villa Roncioni, dopo che la stessa fondazione Cerratelli, l'estate scorsa, aveva già provato la fase di rilancio, presentando nello splendido parco un adattamento di "Traviata", animata da ventitré coristi e quarantuno elementi di orchestra del Festival Pucciniano. I proprietari della villa - è la stessa società che gestisce le terme di San Giuliano - hanno ceduto il complesso alla fondazione Cerratelli in comodato d'uso gratuito per due anni.
Ecco allora il progetto ambizioso della fondazione, guidata da Floridia Benedettini e che si avvale dell'appassionato contributo di Diego Fiorini, di fare di villa Roncioni la sede museale permanente della fondazione Cerratelli e di bissare il successo estivo nel parco attraverso un grande cartellone di iniziative sulla falsariga del "pucciniano" di Torre del Lago.
Siccome i costumi teatrali e cinematografici della fondazione sono oltre 30mila, c'è bisogno di ristrutturare anche l'attuale sede di San Giuliano per poterli custodire tutti decorosamente. Così proprio ieri sono stati presentati i progetti di riqualificazione firmati dall'architetto Paolo Spada. I lavori a San Giuliano cominceranno a gennaio e quindi in questo periodo la sede della fondazione sarà unicamente villa Roncioni a Pugnano.
Il museo di San Giuliano - ora con una vetrina prestigiosa anche a villa Roncioni - ha ereditato gran parte della collezione dei costumi d'epoca della casa d'arte Cerratelli di Firenze. Dal teatro agli spettacoli televisivi, al cinema, al balletto, è stato un susseguirsi di titoli divenuti famosi, di registi e figurinisti di risonanza mondiale con cui la sartoria, nata nel 1919, ha collaborato per la realizzazione dei costumi.
Tra i registi con la cui la casa Cerratelli ha collaborato ci sono Bolognini, Bussotti, Castellani, Eduardo De Filippo, Enriquez, Gregoretti, Miller, Ronconi, Strehler, Zeffirelli, Visconti. Tra i "figurinisti" Guttuso, Cagli, Cascella, Casorati, Dalì, D'Assia, De Chirico, Guglieminetti, Kokoschka, Maccari e Tosi. Tra i lavori eseguiti risale al 1939 il primo film "Un'avventura di Salvator Rosa", poi seguito da altre importanti produzioni come "El Cid", "La caduta dell'Impero romano", "55 giorni a Pechino", e con Franco Zeffirelli "La bisbetica domata", "Romeo e Giulietta", "Fratello sole e sorella luna" e "Otello".
Tra i più recenti "La Venexiana" di Bolognini, "Camera con vista", "Le Dames Galantes" e "Hamlet". Tra le centinaia di abiti esposti a villa Roncioni, ci sono quelli di prestigiosi allestimenti di opere liriche realizzate per i maggiori teatri del mondo: il Metropolitan di New York, la Lyric Opera di Chicago, la Comedie Francaise di Parigi, il Royal Opera House Covent Garden di Londra, il Bundestheaterverband di Vienna e i teatri italiani alla Scala di Milano, il Comunale di Firenze, la Fenice di Venezia, il Regio di Torino, il San Carlo di Napoli, l'Opera di Roma e molti altri.
Ma in questa esposizione a Pugnano - è aperta dal lunedì al venerdì dalle 15,30 alle 19 - ci sono anche nuove chicche. Come un esemplare originale dell'epoca del charleston che segna una rottura stilistica col passato: un abito tubolare corto, dritto, frangiante e privo di maniche.
Tra l'inestimabile valore dell'eredità Cerratelli, ci sono anche migliaia di locandine di film, foto di scena, manifesti e bozzetti di varie epoche. Siamo sicuramente al cospetto del maggiore museo al mondo della storia del costume, dal medioevo fino al primo Novecento.
Dalle semplici tuniche con mantello tipiche del medioevo, agli abiti rinascimentali con ricami sontuosi e tessuti damascati, per passare al Seicento influenzato dal costume spagnolo, fino al barocco dei preziosi velluti. Per approdare poi al Settecento, che segna la raffinatezza e la galanteria dello stile rococò, che troverà la massima espressione nel "Settecento veneziano" dagli sgargianti tessutira il Settecento e l'Ottocento si avvicenderanno altri stili, tra cui Neoclassico, Impero, Restaurazione, Eclettismo degli stili, fino ad arrivare ai primi del Novecento quando la moda subisce una svolta. Si passa infatti dagli abiti tutti pizzi e crinoline, dai busti e corsetti che stringevano la vita delle dame nell'Ottocento, agli anni ruggenti del Novecento e all'epoca del charleston.
Questo di villa Roncioni è un affresco che riproduce la storia del costume e quindi della società civile in quelli che sono stati i suoi cambiamenti. In questi costumi ci si possono riconoscere la giovane Carla Fracci, la divina Callas, la frizzante Liz Taylor in coppia con Richard Burton della "Bisbetica Domata". «Si sta piano piano realizzando un sogno - dice Floridia Benedettini -, iniziato ormai tanti anni fa, quando andai da Cerratelli a Firenze per noleggiare degli abiti.
E nel magazzino di Borgo Pinti vidi chiusi nelle casse questo bendiddio. La Cerratelli aveva chiuso la lavorazione, c'era un'erede di terza generazione, Mariella Gemmati Cerratelli, che si ritrovava questo immenso patrimonio senza sapere come utilizzarlo. Un'operazione che non è costata niente come soldi, abbiamo avuto tutto il materiale in comodato. Lo abbiamo salvato dalla rovina e vogliamo rianimarlo sempre di più, anche in segno di riconoscenza al genio dei sarti che hanno ideato capolavori senza tempo».
La mostra della fondazione Cerratelli (presidente onorario è Franco Zeffirelli) è un percorso di colori e di emozioni, senza voler celebrare alcun maestro costumista o un celebre attore e cantante lirico. Siamo stati noi, controcorrente, a dare un volto e un'anima ai costumi.
«Da parte nostra - dice Floridia Benedettini - abbiamo voluto eludere di proposito i grandi personaggi che li hanno indossati, per esaltare lo stupore e la perfezione sartoriale, il genio creativo, il colore dei tessuti: dalla notte stellata, all'oro più solenne, fino ai rossi di passione e ardore. Un percorso per immaginare, per fantasticare, una mostra da costruire dentro di se come un grande cantiere dove ognuno di noi concorre alla realizzazione del suo sogno».
Una mostra che ha restituito la vita a una splendida villa da anni semiabbandonata, nelle sale preziosamente affrescate - ci sono mirabili opere del Tempesti - che purtroppo trasudano umidità e rischiano irrimediabilmente di deteriorarsi.
È un altro tentativo di rinascita di villa Roncioni, dopo che la stessa fondazione Cerratelli, l'estate scorsa, aveva già provato la fase di rilancio, presentando nello splendido parco un adattamento di "Traviata", animata da ventitré coristi e quarantuno elementi di orchestra del Festival Pucciniano. I proprietari della villa - è la stessa società che gestisce le terme di San Giuliano - hanno ceduto il complesso alla fondazione Cerratelli in comodato d'uso gratuito per due anni.
Ecco allora il progetto ambizioso della fondazione, guidata da Floridia Benedettini e che si avvale dell'appassionato contributo di Diego Fiorini, di fare di villa Roncioni la sede museale permanente della fondazione Cerratelli e di bissare il successo estivo nel parco attraverso un grande cartellone di iniziative sulla falsariga del "pucciniano" di Torre del Lago.
Siccome i costumi teatrali e cinematografici della fondazione sono oltre 30mila, c'è bisogno di ristrutturare anche l'attuale sede di San Giuliano per poterli custodire tutti decorosamente. Così proprio ieri sono stati presentati i progetti di riqualificazione firmati dall'architetto Paolo Spada. I lavori a San Giuliano cominceranno a gennaio e quindi in questo periodo la sede della fondazione sarà unicamente villa Roncioni a Pugnano.
Il museo di San Giuliano - ora con una vetrina prestigiosa anche a villa Roncioni - ha ereditato gran parte della collezione dei costumi d'epoca della casa d'arte Cerratelli di Firenze. Dal teatro agli spettacoli televisivi, al cinema, al balletto, è stato un susseguirsi di titoli divenuti famosi, di registi e figurinisti di risonanza mondiale con cui la sartoria, nata nel 1919, ha collaborato per la realizzazione dei costumi.
Tra i registi con la cui la casa Cerratelli ha collaborato ci sono Bolognini, Bussotti, Castellani, Eduardo De Filippo, Enriquez, Gregoretti, Miller, Ronconi, Strehler, Zeffirelli, Visconti. Tra i "figurinisti" Guttuso, Cagli, Cascella, Casorati, Dalì, D'Assia, De Chirico, Guglieminetti, Kokoschka, Maccari e Tosi. Tra i lavori eseguiti risale al 1939 il primo film "Un'avventura di Salvator Rosa", poi seguito da altre importanti produzioni come "El Cid", "La caduta dell'Impero romano", "55 giorni a Pechino", e con Franco Zeffirelli "La bisbetica domata", "Romeo e Giulietta", "Fratello sole e sorella luna" e "Otello".
Tra i più recenti "La Venexiana" di Bolognini, "Camera con vista", "Le Dames Galantes" e "Hamlet". Tra le centinaia di abiti esposti a villa Roncioni, ci sono quelli di prestigiosi allestimenti di opere liriche realizzate per i maggiori teatri del mondo: il Metropolitan di New York, la Lyric Opera di Chicago, la Comedie Francaise di Parigi, il Royal Opera House Covent Garden di Londra, il Bundestheaterverband di Vienna e i teatri italiani alla Scala di Milano, il Comunale di Firenze, la Fenice di Venezia, il Regio di Torino, il San Carlo di Napoli, l'Opera di Roma e molti altri.
Ma in questa esposizione a Pugnano - è aperta dal lunedì al venerdì dalle 15,30 alle 19 - ci sono anche nuove chicche. Come un esemplare originale dell'epoca del charleston che segna una rottura stilistica col passato: un abito tubolare corto, dritto, frangiante e privo di maniche.
Tra l'inestimabile valore dell'eredità Cerratelli, ci sono anche migliaia di locandine di film, foto di scena, manifesti e bozzetti di varie epoche. Siamo sicuramente al cospetto del maggiore museo al mondo della storia del costume, dal medioevo fino al primo Novecento.
Dalle semplici tuniche con mantello tipiche del medioevo, agli abiti rinascimentali con ricami sontuosi e tessuti damascati, per passare al Seicento influenzato dal costume spagnolo, fino al barocco dei preziosi velluti. Per approdare poi al Settecento, che segna la raffinatezza e la galanteria dello stile rococò, che troverà la massima espressione nel "Settecento veneziano" dagli sgargianti tessutira il Settecento e l'Ottocento si avvicenderanno altri stili, tra cui Neoclassico, Impero, Restaurazione, Eclettismo degli stili, fino ad arrivare ai primi del Novecento quando la moda subisce una svolta. Si passa infatti dagli abiti tutti pizzi e crinoline, dai busti e corsetti che stringevano la vita delle dame nell'Ottocento, agli anni ruggenti del Novecento e all'epoca del charleston.
Questo di villa Roncioni è un affresco che riproduce la storia del costume e quindi della società civile in quelli che sono stati i suoi cambiamenti. In questi costumi ci si possono riconoscere la giovane Carla Fracci, la divina Callas, la frizzante Liz Taylor in coppia con Richard Burton della "Bisbetica Domata". «Si sta piano piano realizzando un sogno - dice Floridia Benedettini -, iniziato ormai tanti anni fa, quando andai da Cerratelli a Firenze per noleggiare degli abiti.
E nel magazzino di Borgo Pinti vidi chiusi nelle casse questo bendiddio. La Cerratelli aveva chiuso la lavorazione, c'era un'erede di terza generazione, Mariella Gemmati Cerratelli, che si ritrovava questo immenso patrimonio senza sapere come utilizzarlo. Un'operazione che non è costata niente come soldi, abbiamo avuto tutto il materiale in comodato. Lo abbiamo salvato dalla rovina e vogliamo rianimarlo sempre di più, anche in segno di riconoscenza al genio dei sarti che hanno ideato capolavori senza tempo».
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