La manifestazione
Al centro il commissariamento e la ristrutturazione con tagli al personale e ai servizi
Misericordia, l'ora dello scontro
Candida Virgone
◗
La sede della Misericordia al CepNervi tesi in Confraternita, botta e risposta tra gli ex vicegovernatori
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PISA. «Abbiamo chiesto un incontro all'arcivescovo lunedì 28 novembre, telefonicamente. Sono esterefatto dunque della lettera indirizzatami da Davide Rossi, che insieme a me è stato vicegovernatore della Misericordia. Non può dirmi che l'unica soluzione percorribile è quella di andare da monsignor Benotto e scegliere definitivamente il commissariamento per traghettare la confraternita "fuori da questo pantano"».
È la risposta che dà Daniele Giugliano, l'altro ex vicegovernatore della Misericordia, decaduto non dimesso, come sottolinea lui stesso, al suo collega, anche lui ex vicegovernatore, Davide Rossi. Rossi infatti in questi giorni ha appeso alla bacheca della sede della confraternita, in via da Fabriano, una lettera aperta in cui, accanto a molte altre considerazioni personali, invita Giugliano a farsi da parte insieme a lui e a scegliere l'unica soluzione possibile per salvare l'associazione, vale a dire il commissariamento, giudicando inoltre il piano di ristrutturazione aziendale commissionato ad uno studio commerciale pisano, lo studio Falorni, «improponibile, in quanto prevede tagli al personale e ai servizi».
Giugliano replica alla lettera intervenendo su una questione nell'occhio del ciclone da settimane, quella della crisi economica della Misericordia pisana, che, dopo sette secoli di storia e attività sul territorio, rischia di naufragare a causa di una forte mancanza di liquidità le cui motivazioni sono molteplici. C'è chi chiama in causa investimenti sbagliati, chi dismissioni inadegute, chi una gestione ordinaria discutibile tanto da aver portato al licenziamento di un dipendente.
«Al di là degli attacchi personali pubblici che nella lettera mi vengono rivolti - precisa Giugliano - vorrei ricordare al mio confratello che abbiamo chiesto per telefono alla segreteria dell'arcivescovo Benotto, che ancora in verità non ci ha risposto, un incontro proprio su queste questioni lunedì scorso. Intanto, come da statuto e non certo per volere dei singoli o perché qualcuno se l'è tolto dalla testa, nel Cda sono subentrati i probiviri. E ancora, riservandomi di rispondere in altre sedi sui miei presunti interessi personali o rancori (?), vorrei chiarire che l'"improponibile" piano di ristrutturazione era stato proposto dal governatore Strambi ed approvato poi da tutto il magistrato, cioè il Cda.
Salvo poi il 23 novembre, giorno in cui è stato presentato, essere accolto dalle dimissioni del governatore stesso e di due consiglieri, seguiti il giorno dopo da altri tre. Questo è tutto. Un'ultima cosa. Vorrei che le questioni personali con questa replica venissero considerate definitivamente concluse, proprio per il bene della Confraternita, al quale ora bisogna mirare. Da confratello a te voglio solo dire, come diciamo noi misericordini, "che Dio te ne renda merito"». Toccherà ai probiviri, domani, sciogliere il nodo sulla questione e chiarire quale sarà il prossimo passo.
È la risposta che dà Daniele Giugliano, l'altro ex vicegovernatore della Misericordia, decaduto non dimesso, come sottolinea lui stesso, al suo collega, anche lui ex vicegovernatore, Davide Rossi. Rossi infatti in questi giorni ha appeso alla bacheca della sede della confraternita, in via da Fabriano, una lettera aperta in cui, accanto a molte altre considerazioni personali, invita Giugliano a farsi da parte insieme a lui e a scegliere l'unica soluzione possibile per salvare l'associazione, vale a dire il commissariamento, giudicando inoltre il piano di ristrutturazione aziendale commissionato ad uno studio commerciale pisano, lo studio Falorni, «improponibile, in quanto prevede tagli al personale e ai servizi».
Giugliano replica alla lettera intervenendo su una questione nell'occhio del ciclone da settimane, quella della crisi economica della Misericordia pisana, che, dopo sette secoli di storia e attività sul territorio, rischia di naufragare a causa di una forte mancanza di liquidità le cui motivazioni sono molteplici. C'è chi chiama in causa investimenti sbagliati, chi dismissioni inadegute, chi una gestione ordinaria discutibile tanto da aver portato al licenziamento di un dipendente.
«Al di là degli attacchi personali pubblici che nella lettera mi vengono rivolti - precisa Giugliano - vorrei ricordare al mio confratello che abbiamo chiesto per telefono alla segreteria dell'arcivescovo Benotto, che ancora in verità non ci ha risposto, un incontro proprio su queste questioni lunedì scorso. Intanto, come da statuto e non certo per volere dei singoli o perché qualcuno se l'è tolto dalla testa, nel Cda sono subentrati i probiviri. E ancora, riservandomi di rispondere in altre sedi sui miei presunti interessi personali o rancori (?), vorrei chiarire che l'"improponibile" piano di ristrutturazione era stato proposto dal governatore Strambi ed approvato poi da tutto il magistrato, cioè il Cda.
Salvo poi il 23 novembre, giorno in cui è stato presentato, essere accolto dalle dimissioni del governatore stesso e di due consiglieri, seguiti il giorno dopo da altri tre. Questo è tutto. Un'ultima cosa. Vorrei che le questioni personali con questa replica venissero considerate definitivamente concluse, proprio per il bene della Confraternita, al quale ora bisogna mirare. Da confratello a te voglio solo dire, come diciamo noi misericordini, "che Dio te ne renda merito"». Toccherà ai probiviri, domani, sciogliere il nodo sulla questione e chiarire quale sarà il prossimo passo.
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