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Massacra la moglie va in carcere, esce e la minaccia di nuovo
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PISA. «Se sapevo che finivo in carcere per questo, ti ammazzavo direttamente». Il «questo» di cui si parla sarebbe un vero massacro che ha portato in ospedale una ragazza di 26 anni: sul suo corpo i drammatici segni delle «attenzioni» del compagno, attenzioni che guariranno in tre mesi. Ha perso invece parte della vista ad un occhio, che rischia il distacco di retina. Per l'ultimo massacro, il convivente della ragazza, un uomo di 41 anni, è stato arrestato. E la frase che riportiamo l'ha scritta in un lettera spedita dal carcere Don Bosco. Ma, a sorpresa, ieri pomeriggio lui le ha telefonato a casa chiedendole di portargli i figlioletti, un maschietto di 4 anni e una femminuccia di 6, alla stazione di Pontedera. Terrorizzata la giovane mamma, un'operaia ucraina che lavora in una fabbrica della provincia, ha chiamato il suo avvocato, Massima Baldocchi, e l'avvocato ha telefonato in redazione. «Ma è possibile - ha protestato - che non si possano bloccare queste violenze e che dopo un'aggressione di questo tipo, dopo solo un mese e mezzo di carcere, quest'uomo sia già fuori? Come al solito in Italia si chiude la stalla quando i buoi sono scappati. Eppure le minacce che lui le fa da anni sono chiarissime. Forse si vuole intervenire, come è avvenuto in tanti altri casi, quando per questa povera ragazza, che vive nel terrore, non ci sarà più nulla da fare?». Eppure quest'uomo non solo ha fatto quel che ha fatto alla compagna, davanti a due bambini piccoli, ma è anche clandestino. A tutto quello che è accaduto non è seguito alcun provvedimento di espulsione, ma la scarcerazione con l'assegnazione degli arresti domiciliari presso parenti, a Como. Ieri pomeriggio, infatti, da Pontedera, era diretto proprio là. In udienza preliminare, davanti al pm Sisto Restuccia, il gup Guido Bufardeci lo aveva spedito in carcere. Non si sa ancora cosa sia succeso dopo. È probabile che la scarcerazione sia intervenuta dopo una decisione del tribunale del riesame. Fatto sta che l'uomo è fuori. Un violento, che non lavora, ha un curriculum criminale di tutto rispetto e ha picchiato tante volte la ragazza che aveva scelto di vivere con lui e che da lui ha avuto due figli. I racconti di lei, ricorsa al tribunale dei minori che dovrà decidere sull'affidamento dei bimbi, che lavora e fa la mamma, squarciano un velo su orrori quotidiani e incubi notturni: botte, insulti, maltrattamenti e nottate intere passate ad occhi spalancati. Lui non voleva che dormisse e la costringeva a guardare sul comodino due bottigliette di acido muriatico. Quelle con cui l'avrebbe sfregiata se non avesse ubbidito. Ora il marito padrone aspetta di tenere fede ad una minaccia che le fa da anni. «Ti ucciderò, prima o poi». Forse questa tortura finirà solo allora. Senza che nessuno corra ai ripari prima.
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