Sicurezza
Migliaia di lavoratori spaventati dalle riforme annunciate del sistema previdenziale
Pensioni, assalto ai patronati
Lucia Maffei
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Donatella Paolinelli direttrice del patronato del sindacato Cisl Aumentate del 30% le richieste d'informazioni e consulenza
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PISA. Patronati presi d'assalto dai lavoratori preoccupati per possibili novità sul fronte pensionistico. Aumentano in modo esponenziale le richieste di consulenza sui diritti previdenziali alle sedi dell'Inas-Cisl, Inca-Cgil e Acli. Le prospettive di riforma all'analisi del nuovo governo Monti hanno fatto scattare il campanello di allarme per decine e decine di lavoratori, accorsi in massa in questi giorni a chiedere spiegazioni ai patronati. I quali però mettono le mani avanti: facciamo il possibile per aiutare i cittadini, dicono, ma dato il clima di generale incertezza non sempre ne sappiamo più di loro. «Ai nostri sportelli c'è la fila tutti i giorni», racconta Donatella Paolinelli, direttrice del patronato Inas della Cisl. Già da qualche tempo serpeggiava una certa inquietudine, ma il vero e proprio boom di richieste di assistenza si è verificato a partire da ottobre. «Negli ultimi due mesi - spiega Paolinelli - abbiamo assistito a un aumento di oltre il 30% delle richieste di consulenza, il che equivale a una sessantina di persone in più. Non è chiaro cosa sarà scritto tra le righe del decreto, così la gente si sente lasciata al buio e viene da noi in cerca di risposte». Più frequentemente, si tratta di cittadini tra i 38 e i 40 anni che si sentono condannati a una sensibile diminuzione del contributo pensionistico. Le domande riguardano la decorrenza della pensione e la possibile abolizione della "finestra mobile" di attesa. «L'aumento delle richieste di assistenza è notevole - racconta Riccardo Perosa, direttore del patronato Inca-Cgil - Ma sono in aumento anche le uscite dal mondo del lavoro di chi ha già maturato i requisiti». In pratica, se in un'altra situazione queste persone avrebbero continuato a lavorare, adesso preferiscono non aspettare. «C'è stata un'accelerazione dei tempi, è montata una grande paura di farsi sfuggire la pensione», è l'analisi di Perosa. «L'idea che ci siamo fatti è che a differenza di altri provvedimenti recenti la riforma Monti sarà un autentico e positivo riordino strutturale del sistema delle pensioni, che stabilirà criteri a lunga scadenza e garantirà la chiarezza del futuro pensionistico per tutti. Adesso però stiamo ancora navigando a vista, e ciò è molto dannoso». «Soprattutto nei dipendenti del pubblico impiego - racconta Simone Fulghesu, responsabile della sede di Ghezzano del patronato Acli - c'è stata la corsa all'andare in pensione. Nessun dubbio, nessuna esitazione. La paura delle eventuali penalizzazioni è forte. Tutti ci chiedono anticipazioni sulla riforma, ma ancora nessuno può sbilanciarsi. Sa qual è il risultato? Un formicaio impazzito».
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