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Pisa

Macché sesso e botte Nega tutto lo studioso accusato dalla moglie

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Una donna cerca di proteggersi dalle botte

Ieri pomeriggio ha deposto il docente universitario imputato per violenza, sequestro e maltrattamenti

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PISA. «Mi sembra una cosa pazzesca, non so se ridere o piangere. Quello che ha raccontato mia moglie e che hanno sostenuto i suoi familiari è completamente falso». Si è difeso così un docente universitario pisano, quarantenne, studioso di fama internazionale, finito sul banco degli imputati per violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. Ad accusarlo è stata la moglie, stesso tipo di formazione universitaria, ma oggi docente alle medie in provincia di Livorno, che ha abbandonato la loro casa, nelle campagne pisane, il primo maggio del 2007, dopo quello che lei ha denunciato come l'ennesimo atto di violenza, una forbice da pota puntata alla gola davanti al loro bambino di pochi anni. L'uomo è comparso ieri pomeriggio in tribunale davanti al primo collegio (Murano, Dell'Omo, Cipolletta) e al pm Miriam Pamela Romano. Era difeso dagli avvocati Stefano Del Corso e Lorenzo Zilletti. Lei, che si è costituita parte civile, è assistita dall'avvocato Rosa Capria.  Come al solito sono emerse due verità nettamente diverse. La moglie aveva raccontato di botte, gelosie, sesso imposto con la forza, offese alla sua famiglia che non poteva frequentare e a lei, tacciata come «essere inferiore» da uno studioso che diceva che le cose «procedono per colore» e che quindi alcuni oggetti di uso quotidiano devono avere tutti lo stesso. Ti picchio per educarti: le avrebbe spiegato.  Ieri lui ha risposto ai suoi legali, ai giudici e alla parte civile, con fermezza ma anche cadendo in contraddizione. «È il contrario - ha detto -: è la mia famiglia che è sempre stata esclusa dalla nostra vita, i suoi erano sempre con noi, una presenza costante. Se avessimo vissuto all'estero, sarenno stati meglio, ma mia moglie voleva un lavoro in Italia anche se meno remunerativo, al punto da rientrare per una supplenza che poi è sfumata. Non c'era gelosia ossessiva e la prima a rivolgere parolacce a me e ai miei fu lei». A testimonizna il prof ha portato una registrazione acquisita agli atti e ascoltata in aula, ma che è apparsa non chiara. «Sesso davanti al bambino? Non è così - ha proseguito - è che la mamma voleva che dormisse in camera nostra. Sequestro di persona? Ammettendo che avessi chiuso a chiave la porta, mia moglie poteva sempre uscire dalle finestre. Sesso imposto? Il probema è che quando si mette una cosa in testa non la convinci». Secondo lo studioso in un'occasione la moglie lo aveva lasciato solo all'estero per una supplenza in Italia. «Ma la signora non andò via dopo aver scoperto una relazione con una collega giapponese»?: ha chiesto la parte civile. «Ero innamorato»: è stata la risposta dello studioso. Poi ha spiegato perché dopo la separazione ha regalato alla moglie il libro «Picchiata» di Marguerite Binoix e perché le ha scattato una foto, in cui lei ha gli occhi lucidi, tenendola per un orecchio. «Le stavo scostando i capelli»: ha spiegato.  Se ne riparla a fine gennaio per la fine dell'istruttoria.

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