Gioco
Grazie a tutti, ora sono fiducioso spero nel futuro e in ciò che studio
Giona Ghimenti
3 MINUTI DI LETTURA
Sono positivamente sorpreso per quello che sta accadendo in questi giorni. Quando ho scritto la mia prima lettera ero in preda allo sconforto che ho voluto riversare per scritto, un po' come quando si scrive una pagina di un diario che non si vorrebbe mai scrivere. Un disperato appello, una goccia d'acqua gettata nell'oceano delle tante lettere inviate ad un giornale. Ho deciso anche di pubblicarla su Facebook, per condividere la tristezza e la frustrazione coi miei amici. Non avrei mai pensato di assistere a quanto è successo subito dopo, nell'arco di una giornata! E' incredibile come quante persone -il popolo di Facebook - hanno immediatamente iniziato a commentare e condividere la lettera, inviarmi mail e messaggi dopo aver letto la lettera e gli articoli usciti su "Il Tirreno". Non solo marinesi, tirreniesi e pisani, ma anche moltissime persone da altre città hanno mostrato vicinanza, solidarietà e rammarico per quanto ci stesse succedendo. Chi conosce Facebook sa bene quante cose vi circolino ogni giorno, ogni ora, e quindi quanto sia difficile che qualcosa attiri realmente l'attenzione di molte persone. E invece attorno alla mia lettera si è creata una piccola cerchia che si è allargata sempre più fino alla creazione di un profilo ad hoc dedicato alla vicenda. Non sapevo che era stato creato un profilo sul social network e domenica sono stato avvisato da un paio di mail. Sono andato a verificare ed effettivamente eccolo lì, con più di 1.000 persone iscritte. E' stato emozionante vedere che qualcuno si è preso talmente a cuore la vicenda da voler creare un profilo e amministrarlo, dedicando il proprio tempo alla nostra famiglia. Ed è stato emozionante vedere quanti si sono stretti attorno a noi, non solo per farci forza e darci speranza, ma per far sentire la nostra voce in un mondo sordo. Un mondo che troppo spesso tacciamo di indifferenza, ma che invece ha dimostrato di saper essere sensibile e solidale. Grazie a tutte queste persone posso dire di aver ritrovato la speranza che avevo perso quando scrissi la prima lettera. La frustrazione dello studiare economia e management per le pubbliche amministrazioni mentre la mia famiglia rischiava di esser messa sul lastrico proprio da queste è adesso svanita! Ho ritrovato la "mia vocazione", la voglia e la felicità di studiare quel che studio. Perché studiare economia per le pubbliche amministrazioni vuol dire, prima di tutto, volersi metter a servizio della propria comunità, voler esser un "civil servant" (un servitore della comunità, di tutta la comunità!). Ed è grazie a tutte queste persone che adesso ho ritrovato questo senso di responsabilità. Spero vivamente che come voi oggi state aiutando me e la mia famiglia a sperare in un futuro migliore, io possa un giorno lavorare per voi e per un'amministrazione migliore. Un non più rammaricato, ma commosso
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google