Proteste
Incubo commissariamento
Candida Virgone
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La nuova sede della confraternita della Misericordia, uno fra gli investimenti nellocchio del ciclone I lavoratori smentiscono false voci: i servizi continuano
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PISA. Diventano sempre più nere le nuvole che si addensano sul cielo della Misericordia, istituzione che rischia, lo si saprà in questi giorni, il commissariamento. Intanto sono i dipendenti, preoccupati, a farsi vivi, mettendo le mani avanti. «Circola voce - dicono - che i nostri uffici abbiano chiuso i battenti. Non è vero nulla. I nostri servizi, quelli socio-sanitari, le onoranze funebri e i cimiteriali, continuano regolarmente. Procedono inoltre i lavori del nuovo padiglione cimiteriale, già in fase avanzata». Intanto, con le dimissioni di altre tre membri del Cda, i residenti magistrali del cosidetto magistrato, il consiglio è decaduto e sono ancora cambiate, purtroppo, le carte in tavola. Venerdì scorso i due vicegovernatori, Davide Rosi e Daniele Giugliano, hanno avuto un incontro in prefettura con il dottor Enrico Ricci, incontro a cui hanno partecipato anche i rappresentanti dei sindacati Cgil, Uil, Cisl e Ugl, che difendono 71 posti di lavoro, un quarto almeno dei quali sono a rischio. Con la prefettura si doveva tenere, nell'arco di dieci giorni, un nuovo summit, che a questo punto sarà convocato a tamburo battente per non far precipitare in un inatteso baratro una istituzione come l'Arciconfraternita, che vanta quasi sette secoli di storia. Tutto nasce da un grosso buco nei bilanci della gestione ordinaria, quasi 7 milioni e mezzo di euro. Troppi investimenti: ha commentato ieri lungamente il governatore, Antonio Strambi, che si è appena dimesso insieme ai primi due membri del Cda. Li hanno seguiti a ruota, come aveva anticipato la nostra cronaca, altri tre, quelli di nomima arcivescovile, lasciando il consiglio con solo 5 degli 11 membri e decretandone così lo scioglimento. Sotto accusa i sindacati mettono i tanti investimenti fatti, la costruzione della nuova sede al Cep, di nuovi ambulatori e di nuovi spazi al cimitero, ma anche la vendita «sottoprezzo» della vecchia sede di via San Frediano, servita solo in parte a coprire debiti e mutui. La falla, secondo i beneinformati, verrebbe soprattutto dalla gestione ordinaria degli ultimi anni, che a poco a poco avrebbe aperto una voragine di cui solo in pochi si erano accorti. A febbraio scorso l'ex governatore, Luigino Bonaccorsi, aveva abbandonato la barca e a fine maggio era scattato il licenziamento dell'ex direttore. Dall'alto - della cosa si sta occupanto anche la Confederazione nazionale - era arrivato l'invito alla prudenza e si pensava che la questione potesse risolversi «in famiglia», ma la messa a rischio dei posti di lavoro ha squarciato un velo su una situazione in questo momento allarmante. Si punta ad un tavolo di concertazione con sindaco e presidente della Provincia per cercare di salvare una istituzione importante per la città: se i probiviri accetteranno l'incarico di entrare nel Cda si potrà proseguire nell'azione di salvataggio in atto, mettendo mano e discutendo finalmente un piano di riorganizzazione elaborato da uno studio commerciale pisano e già pronto. Altrimenti sarà necessaria l'assemblea dei soci e la palla passerà all'arcivescovo per la nomina di un commissario. Una boccata d'ossigeno potrebbe senz'altro venire dalle vendite cimiteriali, facendo entrare nella casse della «venerabile arciconfraternita» 5 milioni di euro a copertura di costruzioni, mutui e gestione ordinaria. Si vedrà.
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