Sicurezza
Settecento anni di storia e dieci milioni di debiti, tutti al capezzale della Confraternita
L'ex governatore della Misericordia: salvateci
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Circa 10 milioni di euro di debiti, 70 posti di lavoro a rischio e il magistrato, una sorta di consiglio di amministrazione, decapitato. La Misericordia di Pisa sta vivendo il periodo peggiore dei suoi quasi 700 anni di storia. Come abbiamo anticipato nell'edizione di ieri, la confraternita è stritolata da una condizione finanziaria gravissima e cerca la strada per uscire dalla crisi attraverso un'operazione di salvataggio che coinvolga anche la Confederazione nazionale delle Misericordie d'Italia. L'ex governatore Antonio Strambi, rimasto in carica meno di 5 mesi, si è dimesso nei giorni scorsi e con lui altri residenti magistrali hanno lasciato dopo avere preso consapevolezza che per procedere alla riorganizzazione occorrevano competenze professionali adeguate. «Non è una fuga - ha sottolineato Strambi - ma un atto di responsabilità per agevolare la ristrutturazione del debito e l'uscita dalla crisi, soprattutto a tutela dei lavoratori. E per questo servono persone con adeguate competenze professionali». Le ragioni della crisi affondano le radici negli anni passati, quando la Misericordia di Pisa ha messo in cantiere una serie di operazioni finanziarie non andate a buon fine. «La nuova sede - ha spiegato Strambi - è costata assai di più di quanto è stato ricavato dalla vendita di quella vecchia, così come poco felice è stata la scelta di costituire un centro medico che non ha incontrato la risposta dell'utenza che si era preventivata». «Una serie di errori - aggiunge Strambi - ai quali ora è ineludibile porre rimedio. Quindi è necessario lavorare per una cornice di salvataggio che permetta di offrire nuove garanzie alle banche, riducendo contestualmente e progressivamente il numero dei dipendenti e ripristinando la caratterizzazione volontaristica della confraternita». Da qui il rischio-licenziamenti. «Non è l'unica strada - conclude Strambi - perché esistono ammortizzatori sociali e altri strumenti per intervenire sulla riduzione dei costi, anche attraverso la riduzione dell'orario di lavoro. Occorre individuare un percorso serio insieme ai sindacati». Sulla vicenda interviene anche Federico Giusti, leader dei Cobas: «La posizione debitoria della Misericordia si è accentuata nel passaggio dalla vecchia sede di via San Frediano a quella attuale del Cep». «L'operazione immobiliare probabilmente è stata troppo costosa - prosegue - e abbiamo il dubbio che l'immobile di via San Frediano sia stato venduto a un prezzo inferiore a quanto preventivato. L'altro elemento su cui riflettere è il mancato investimento sulla nuova sede ideata per ospitare ambulatori, molti dei quali mai aperti. C'è poi da dire che tra Misericordia e Comune è nato un contenzioso sulla costruzione della nuova ala cimiteriale, contenzioso durato anni». «Crediamo - conclude Giusti - che la difesa dei 70 posti di lavoro sia una necessità prioritaria. In difesa di questi posti, bisogna mobilitarsi accertando le cause del dissesto finanziario».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google