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All'ombra della Torre il gadget è cinese, Made in Italy addio

All'ombra della Torre il gadget è cinese, Made in Italy addio

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PISA. Da Bagni di Lucca all'ombra della Torre per salvare il Made in Tuscany. La Piazza Duomo con i suoi 3 milioni di visitatori l'anno potrebbe essere la più imponente vetrina mondiale dei prodotti pisani, toscani e italiani. Invece il dragone cinese avanza inesorabile e, ironia della sorte, anche le bandiere con la croce pisana, le maglie dell'Università cittadina sono tutte rigorosamente Made in China. Di fatto non c'è un solo prodotto artigianale pisano che venga esposto sulle bancarelle della Piazza. Una beffa, un'occasione di marketing territoriale totalmente persa.  La frontiera contro il Made in China ha il suo baluardo (non si sa ancora per quanto) nella ditta Fabrizio Cerrini di Bagni di Lucca che vende le Torri di Pisa in resina e marmo. Stando alle testimonianze degli stessi esercenti della Piazza sono i souvenir che vanno per la maggiore. «Purtroppo però - spiega Cerrini - non sappiamo quanto potremo resistere perché i cinesi operano una concorrenza spietata ed hanno già provato ad imitare la nostra Torre che ha la particolaricà di avere un solo colore, grigio o marrone, e piace molto ai turisti a fronte delle sgargianti torri cinesi».  Quindi, anche il simbolo della città, la Torre, viene fatta da artigiani lucchesi. Ma poco male visto che comunque si tratta dei nostri vicini e non di una provincia dello Xiamen da cui, come ci dice lo stesso Cerrini, arrivano la maggior parte dei souvenir della Piazza dei Miracoli compreso Pinocchio che viene fatto sempre in Cina. «Quello cinese costa 30 centesimi all'ingrosso quello italiano costa circa 1,20 euro», precisa Cerrini che ne è uno degli importatori per la Piazza dei Miracoli.  «Ci abbiamo provato a vendere dei prodotti artigianali pisani - spiega Gian Marco Boni esercente della Piazza - ma, dispiace dirlo, ce ne sono pochissimi e di certo non attirano stranieri che vengono dall'altra parte del mondo». Boni ad esempio, aveva provato a vendere le statuine di figuranti del Gioco del ponte. Ma «chi lo spiega a un giapponese che cosa è il Gioco del ponte?».  Stessa litania ce la canta, Franco Giagnoni, da 40 anni esercente in Piazza dei Miracoli. «Gli unici prodotti del territorio che possono essere appetibili - dice Giagnoni - sono quelli enogastronomici, ma noi non possiamo venderli. E se anche potessimo farlo, poi chi li sentirebbe i colleghi dei negozi che li vendono?».  «Ricordo - continua Giagnoni - che ho cercato di vendere le bandiere con lo stemma cittadino fatte da una ditta pisana ma quelle bandiere mi sono rimaste sul banco per mesi perché alla fine, che cosa gliene frega ad un olandese di avere la nostra bandiera, se costa di più?». Tanto vale prendere una bandiera pisana fatta in Bangladesh che costa assai meno. «Di fatto, il nostro artigianato è scomparso, non si è adattato al mercato - continua Giagnoni - a differenza di quello fiorentino che resiste nella Piazza grazie alla pelletteria».  Il Made in Italy dunque è salvato da Lucca e Firenze mentre Pisa può solo proporre ai tre milioni di visitatori della Piazza del Duomo, le torri in alabastro di Volterra che però vengono vendute a prezzi molto alti in pochissimi e selezionati negozi. Tutto il resto è rigorosamente Made in China, India e Bangladesh. Carlo Venturini ALTRO SERVIZIO A PAG. 12

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