Il Tirreno

Pisa

Restaurato il murale ora si passa al look di piazza Vittorio

Candida Virgone
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Il sindaco durante la conferenza stampa al murale di Haring

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PISA. È stato presentato ieri, accanto a piazza Vittorio Emanuele che a poco a poco prende corpo, il murale di Keith Haring restaurato e restituito ai suoi colori originari, quelli che l'artista americano ci aveva consegnato nell'89. In una cerimonia in cui si è parlato del murale restaurato e della sistemazione di quell'angolo, largo Zandonai, a ridosso della bellissima Domus Mazziniana ridata da poco alla città, il sindaco ha tirato le somme sui lavori fatti e su quelli da farsi.

Il restauro, a cui ha collaborato l'università, è costato 70mila euro, forniti dalla Regione e dalla Fondazione Friends of Heritage Preservation di Los Angeles, mentre la Fondazione Haring ha messo a disposizione 60mila dollari per il progetto di conservazione dell'opera, che prevede fra l'altro la stesura, in periodo estivo, di una speciale pellicola per preservarlo e l'allontanamento del vetro di protezione per una maggiore fruibilità. Novantamila euro saranno impegnati per la sistemazione di largo Zandonai, con pavimentazione in pietra di Matraia, nuova illuminazione, collocazione di panchine, e, perfino, all'angolo con via Mazzini, la realizzazione di un bocciodromno con sedute laterali, come luogo di aggregazione sociale.  A presentare l'iniziativa, ieri mattina, insieme a Marco Filippeschi, gli assessori Silvia Panichi e Andrea Serfogli, uno dei due restauratori dell'opera, il torinese Antonio Rava (l'altro è l'americano Will Shank), e poi Maria Perla Colombini, che ha diretto l'équipe universitaria di ricerca al lavoro sull'opera. Con lei, nel comitato scientifico per la conservazione del murale, ci sono Salvatore Settis, Antonella Gioli, Alba Macripò, l'architetto Mario Pasqualetti, Daniela Burchielli. Il sindaco ha ringraziato il comitato, i restauratori, la Fondazione californiana e la presidente della Fondazione Haring, Julia Gruen. C'era anche il dottor Massimo Guerrucci, della Caparol, che a suo tempo fornì i colori all'artista americano, portato all'ombra della Torre da uno studente pisano, Pier Giorgio Castellani.

E veramente, per dirla tutta, se la memoria non inganna, la prima volta che Castellani propose Haring, una celebrità nelle avanguardie Usa perché aveva affrescato con i suoi murales la metropolitana di New York, uno strano ragazzo che viveva in una tenda dentro un appartamento nel cuore della Grande Mela, a Pisa lo conoscevano in pochissimi ed eran tutti sospettosi.

Dovette insistere un po' Castellani, e trovò una valida spalla alla fine nell'assessore dell'epoca, Davide Bani. Al murale non furono risparmiate critiche atroci e polemiche dai soliti noti, ma poi, con la morte dell'artista avvenuta quattro mesi dopo l'opera, le sue quotazioni salirono a dismisura. Mise tutti a tacere la fama che Haring riscuote da decenni in tutto il globo.

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