Il Tirreno

Pisa

Studenti, tasse oltre i limiti

G.C.
Due matricole dell’ateneo e il rettore
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Due matricole dell’ateneo e il rettore

Il Tar ha già condannato Pavia a restituire le somme in eccesso

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 PISA. C'è anche l'Università di Pisa nell'elenco degli atenei considerati "fuorilegge" nel rapporto tra tasse per gli iscritti e contributo annuale dello Stato. In Italia sono ben 33 le Università che si trovano in questa situazione, secondo uno studio del Sole 24 Ore relativo al 2010.  Il caso è emerso dopo che il Tar della Lombardia ha condannato l'ateneo di Pavia a restituire agli studenti le somme in eccesso (nel caso specifico per circa un milione di euro).  Nella lista, insieme a Pisa, tante Università di livello: dalle Statali di Milano e Torino a Firenze; da Napoli a Padova, a Bologna. Anche se Pavia ha già preannunciato il ricorso in appello, si rischia un effetto-domino in tutta Italia.  La normativa infranta prevede che le tasse universitarie non possano superare una somma pari al 20% del contributo ricevuto dall'ateneo sotto forma di finanziamento ordinario (Ffo). Nella pratica, la restrizione delle risorse statali ha spinto sempre più atenei a superare la soglia di legge.  L'assegno statale viene ormai del tutto assorbito dagli stipendi ai docenti e al personale tecnico. Il quadro è destinato ad essere ancor più complesso, considerato che i contributi nel 2011 sono stati diminuiti del 3,8% e che per l'anno prossimo il taglio sarà di un ulteriore 5,5%.  L'Università di Pisa, secondo i dati 2010, presenta 45,71 milioni di euro di contributi studenteschi (procapite 864 euro), con una percentuale rispetto all'Ffo del 22. Poco rispetto all'oltre 36%, ad esempio, di Urbino e Bergamo oppure al 34 di Venezia.  Nel frattempo, il Dsu Toscana si dichiara contrario all'aumento della tassa regionale sul diritto allo studio, ma è un organo "esecutore": qualora i rigidi indirizzi politici dovessero imporre il ritocco delle tariffe, sarà costretto ad adeguarsi.  E' comunque questa la posizione dell'azienda regionale per il diritto allo studio, dopo la notizia che nell'ultimo consiglio dei ministri del governo uscente (Berlusconi) è stata varata una revisione della "normativa di principio in materia di diritto allo studio".  Essa fissa tre valori minimi della tassa regionale: 120, 140 e 160 euro a seconda delle fasce di reddito; mentre attualmente gli studenti, all'atto di iscrizione, versano 98 euro di tassa comune, più la quota che va ai singoli atenei (Pisa, Firenze o Siena).  Il Dsu Toscana con la tassa regionale e i fondi nazionali per il diritto allo studio gestisce i servizi quali borse di studio, residenze universitarie e mense.  L'azienda dunque è in attesa di sviluppi. Ma fa notare che, dopo il consiglio dei ministri che ha "regalato" il colpo di coda, c'è un altro livello intermedio: la conferenza Stato-Regioni.  In quella sede i rappresentanti del nuovo governo presieduto da Mario Monti e i governatori delle venti Regioni (più le Province autonome) avranno occasione per confrontarsi con la nuova misura. E non è escluso che il cambio della guardia a palazzo Chigi possa portare alla cancellazione dell'aumento.  Oltre alle supposizioni sulla nuova linea politica nei confronti dell'istruzione e della ricerca, c'è la certezza della ferma opposizione delle Regioni.

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