Il dolore
Sos dellinfettivologo: ne abbiamo presi troppi e i batteri sono diventati resistenti
L'antibiotico non fa più effetto
Candida Virgone
◗
Il dottor Francesco Menichetti La ricerca farmaceutica langue: se ne parla in un convegno
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Siamo diventati resistenti agli antibiotici, usati ma soprattutto abusati da anni, e c'è bisogno quindi assolutamente e in tempi rapidi di nuova ricerca in questo settore. Ma le case farmaceutiche investono su farmaci più redditizi, come quelli sull'Hiv o l'epatite, più costosi e utilizzati su pazienti cronici. E per assurdo, i medici, per far rispondere il paziente all'antibiotico, sono ricorsi ai primi farmaci di questo tipo, oggi quasi introvabili, ovviamente a prezzi stracciati, e soprattutto da utilizzare in associazione fra loro. «La ricerca deve partire dagli ospedali e soprattutto avere il supporto di scelte politiche adeguate». L'appello politico su questo allarme medico è del dottor Francesco Menichetti, responsabile del reparto di malattie infettive dell'ospedale di Cisanello, un appello che parte dal convegno «Il trattamento delle infezioni difficili», iniziato ieri e in corso oggi e domani all'Hotel San Ranieri. Un appuntamento che si tiene nell'ambito della sesta edizione del corso avanzato di terapia antibiotica, diretto proprio da Menichetti. Il problema della resistenza a certi ceppi batterici si pone soprattutto in ospedale, dove i germi patogeni circolano più facilmente da un paziente all'altro e dove il trattamento di un'infezione ospedaliera, come una polmonite, richiede spesso un approccio multidisciplinare, che coinvolge l'infettivologo, lo pneumologo, il radiologo, il microbiologo, il farmacologo, e, nei casi più gravi, anche il rianimatore o il chirurgo. «Gli ospedali - ha aggiunto ieri Menichetti, nel presentare il convegno e nel lanciare questo preoccupante s.o.s. - non sono solo risparmio e nuovi edefici, devono puntare anche ad una sezione di ricerca, con il supporto di tutti, medici, tecnici, case farmacuetiche, aziende ospedaliere e sanitare. Diversamente non hanno futuro. Il problema ovviamente è sentito in tutto il paese e negli ospedali più grandi e a maggiore afflusso: più si affrontano casi gravi, più c'è il rischio di complicanze infettive. Con l'abuso degli antibiotici (si pensi che sono stati usati perfino come promotori della crescita in agricoltura) e l'insorgenza di una resistenza dei ceppi batterici a questi, c'è una nuova emergenza sanitaria. Il rischio concreto è quindi che le infezioni ospedaliere da germi multuresistenti risultino letali anche per mancanza di risposte adeguate. E gli antibiotici mancano perché da vent'anni l'industria farmaceutica non investe più nella ricerca antimicrobica perché poco redditizia: se si pensa che per registrare e immettere sul mercato un nuovo antibiotico di anni ce ne vogliono dieci il conto è preso fatto. L'unica strada percorribile dunque - ammonisce Menichetti - è nell'associazione combinata di vecchi farmaci e nell'alto dosaggio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
