Sicurezza
Ribaltata la sentenza d'assoluzione
Giovanni Parlato
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Nella foto dalla prima fila da destra Garzella Luperini Granchi (scomparso) Mezzanotte Tramontana e Gorreri Indennità, consiglieri ed ex della minoranza senza pace
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PISA. Colpo di scena. Inaspettato. Quei tredici consiglieri comunali di minoranza della passata legislatura che avevano tirato un sospiro di sollievo dopo la sentenza d'assoluzione delle Corte dei Conti sul caso delle indennità, sono tornati in mezzo al fuoco incrociato dei giudici. Infatti, ieri, il procuratore regionale della stessa Corte dei Conti, Angelo Canale, ha notificato un appello contrario alla sentenza di assoluzione. Ed ora saranno le sezioni centrali della Corte dei Conti di Roma a doversi esprimere. Il provvedimento riguarda tredici persone fra ex consiglieri e chi ancora siede a palazzo Gambacorti: Mario Biasci, Francesco Capecchi, Alessandro Gorreri, Michele Mezzanotte, Giuliano Bani, Giovanni Garzella, Roberta Luperini, Riccardo Buscemi, Mariano Tramontana, Silvia Silvestri, Gino Logli, Diego Petrucci e Paolo Mancini. Tutte queste persone vennero assolte nel mese di ottobre dell'anno scorso perché votarono contro o si astennero dall'approvazione della delibera che, nel giugno 2005, approvò il passaggio dal gettone di presenza all'indennità per i consiglieri. Tuttavia, l'indennità non poteva superare il gettone di presenza secondo il Tuel (Testo unico enti locali) ed è per questo che la delibera è finita nel mirino dei giudici, soprattutto grazie alla forte contestazione di allora del consigliere Giacomino Granchi, l'ex sindaco scomparso. Mentre, per il resto del consiglio comunale di allora continua il supplemento d'indagine della Corte dei Conti di Firenze. Il procuratore regionale, tuttavia, non ha concordato con i suoi colleghi poiché ha ritenuto che non avere votato la delibera o essersi astenuti non è una ragione sufficiente per essere assolti perché, comunque, hanno usufruito di quanto disposto dalla delibera: ovvero hanno accettato l'indennità al posto del gettone «con piena consapevolezza - scrive il giudice - degli effetti dannosi che ne sarebbero derivati o, comunque, accettandone il rischio (dolo diretto o eventuale) ovvero comunque colpevolmente ignorandoli e trascurandoli (colpa grave)». Ora, comincia un'altra partita giudiziaria e, nel frattempo, l'avvocato Francesco Pertini, difensore di Mariano Tramontana, commenta l'appello della Procura dellla Corte dei Conti affermado che «siamo molto stupiti di questa iniziativa della procura, sia perché non vi era stato voto a favore della delibera sull'indennità, sia perché secondo la nostra lettura, nel merito, a conti fatti, il rimborso alla indennità rispetto al sistema degli anni precedenti comportava l'esborso di importi analoghi, se non addirittura un risparmio per l'erario».
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