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Pisa

Banche: condizioni sempre più difficili per i finanziamenti

Antonio Scuglia
Banche, sempre più difficile (e costoso) ricevere un prestito
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Banche, sempre più difficile (e costoso) ricevere un prestito

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PISA. Fra l'incudine e il martello. E' la scomoda posizione in cui stanno venendo a trovarsi tantissime piccole imprese di Pisa e provincia. Che da una parte hanno difficoltà ad essere pagate in modo tempestivo, non solo dai privati ma addirittura dagli enti pubblici (come abbiamo riferito nei giorni scorsi). E dall'altra vengono pressate in modo pesante dalle banche di cui sono debitrici, affinché "rientrino" celermente.  Non solo. «Nelle settimane scorse - ci spiega un imprenditore che chiede di mantenere l'anonimato - la mia banca mi ha chiamato e mi ha detto che un finanziamento agevolato in corso non poteva essere mantenuto a quelle condizioni. Per cui ho dovuto accettare un aumento, fra interessi e commissione». Ma mica si può fare... «E' vero, ma cosa faccio: rinuncio al contratto? Li denuncio? E anche se avrò partita vinta magari facendo causa, poi chi mi darà in futuro un qualsiasi finanziamento per l'azienda?».  Al di là della comprensione per il singolo imprenditore, pare che il problema sia piuttosto diffuso. Ce lo conferma un esperto del settore, Pino Staffa, consulente finanziario di Banca Generali, da oltre vent'anni sulla piazza. «È in atto nella nostra provincia, ma non solo, un'azione d'attacco da parte di alcuni istituti di credito, - spiega Staffa: - le banche chiamano le aziende per modificare gli spread applicati alle linee di credito con un aumento, a loro favore, del 40-50%, peggiorando così le condizioni di finanziamento delle aziende».  Secondo molte segnalazioni che il consulente ha ricevuto, vengono messe in discussione addirittura le condizioni stabilite appena un paio di mesi prima: «In pratica le banche non rispettano più gli accordi, preferiscono prestare meno soldi possibile, non perché l'azienda è meno affidabile di prima, ma perché hanno maggiori difficoltà nella raccolta del denaro e per attirare nuovi investitori sono costrette a pagare tassi più alti».  La crisi ha anche aperto nuove frontiere del marketing, lecite senz'altro ma che in alcuni casi appaiono come una forzatura «Ultimamente - dice il consulente - si sono verificati dei casi-limite (ma sempre più frequenti): alcune banche chiedono alle aziende di promuovere i propri conti correnti ed alcuni prodotti presso i loro dipendenti, facendo passare il tutto come una normale prassi, ma facendo anche intendere che l'atteggiamento della banca, nei confronti dell'azienda, sarebbe certamente molto più benevolo». Una forzatura verso le aziende in crisi? «No, tutto ciò succede con le aziende sane, non oso immaginare cosa possa accadere a tutte quelle che attraversano un momentaneo periodo di difficoltà, una situazione come questa, con una simile chiusura dei rubinetti da parte di molte banche, non si vedeva da tantissimi anni».  La cosa assume maggiore gravità se viene chiesto di rientrare, cioè restituire, prima del dovuto, i finanziamenti avuti. E averli è sempre più difficile: «Sono molte ormai - dice Staffa - le aziende che nell'ultimo periodo, hanno ottenuto un finanziamento inferiore a quello richiesto o se lo sono visto rifiutare (30-40%)».

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