Il Tirreno

Pisa

In un’intervista i primi passi verso nuove sinergie con
Cascina e Pontedera ma anche con Lucca e Livorno

Metti, una sera, a cena al Teatro Verdi Ecco la ricetta Toscano

Candida Virgone
Il presidente Giuseppe Toscano
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Il presidente Giuseppe Toscano

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 PISA. Insieme per risparmiare e per far meglio, e per carità, che non si parli di fusione. I primi passi del neopresidente Giuseppe Toscano alla guida della Fondazione Teatro di Pisa muovono verso una serie di sinergie non solo con gli altri «massimi» del territorio, ma anche con le realtà oltre provincia, come Livorno e Lucca. In una intervista informale Toscano, ex consigliere della Fondazione, traccia i primi passi come presidente per il Teatro. «La cosa più importante in questo momento - spiega è la ripresa del discorso fra i tre teatri del territorio. In un recente incontro che abbiamo avuto con i rappresentanti di Pontedera e Cascina, abbiamo tracciato le basi per un accordo. Senza usare parole forti come fusione o altro, abbiamo convenuto che è possibile fronteggiare la crisi, ad esempio, su servizi che possiamo fornirci reciprocamente. Uno per tutti? L'uso dei magazzini: noi spendiamo venticinquemila euro l'anno per un capannone ad Ospedaletto, quando potremmo condividere lo spazio col magazzino, semivuoto, di Cascina. Sarebbe un risparmio per ambedue. O ancora, le paghe dei dipendenti di Cascina potrebbero essere fatte dai nostri uffici tecnici. Non sono rimasti discorsi, abbiamo messo nero su bianco e andiamo a passi veloci verso una convenzione scritta sulle reciproche opportunità di risparmio, che va firmata assolutamente prima di Natale, per poter essere operativi da gennaio prossimo. E ancora - continua Toscano - non si può pensare che le integrazioni si possano fare solo a livello provinciale e alludo a Lucca e Livorno. Da anni si ragiona solo in ternini di produzione integrata di acune opere, mentre i tempi sarebbero maturi per arrivare ad un rapporto sinergico anche a livello interprovinciale. Si possono fare tante cose: mi riferisco ad una cabina di regia unitaria che pensi, ad esempio, ad un'unica direzione artistica con l'opportunità di utilizzare davvero i tre teatri come una rete teatrale e non come delle monadi a venti chilometri di distanza l'una dall'altra».  Il neopresidente - per ora solo un sostituto dell'uscente Sergio Cortopassi, fino alla nomina ufficiale prevista per aprile del nuovo anno - è soprattutto soddisfatto della grande attività del Verdi in tanti settori, segno di nuovi tempi in cui i teatri possono fungere da polo di attrazione per tutti i livelli della cultura. Si pensi che ognuna delle 365 serate dell'anno è occupata per prosa, lirica, danza, concerti, recite e attività di ogni tipo, un discorso impensabile in passato, quando si trattava di una macchina riservata solo alle stagioni più importanti, spesso con scelte élitarie, destinate ad un pubblico di nicchia.  «Oggi il teatro è una realtà aperta tutti - spiega Toscano - ogni spettacolo è un successo, il pubblico risponde con entusiasmo». Frutto forse anche di una politica più popolare che ha riportato a teatro lo spettatore medio e soprattutto i giovani. «L'ultimo concerto della Normale - aggiunge Toscano - ha visto in platea un mondo di giovani, non solo studenti universitari e normalisti: sarà stato il nome di ampio richiamo di Grigory Sokolov, uno dei più grandi pianisti della scena musicale attuale, che si è esibito con una generosità senza pari. Credo però che il teatro possa fare ancora di più. Mi piacerebbe, ci stiamo pensando - conclude Toscano - al Verdi come luogo di incontro e di aggregazione intorno ad iniziative di carattere divulgativo, grandi conferenze su temi scientifici e di interesse generale, abbinate magari ad una cena, come quella di fine anno. Se ci saranno in calendario date libere adatte puntiamo anche a questo». Metti una sera, a cena, a teatro.

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