Finanza
In strada per dire no all'austerità
Lucia Maffei
Non piaceva Berlusconi e ora non piace neanche il governo Monti
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PISA. «Governo Berlusconi, governo Monti, governo tecnico o politico, il nostro messaggio è uno solo: la crisi non la paghiamo». Circa 400 studenti medi e universitari sono scesi in strada per dire no alla crisi nella giornata di mobilitazione nazionale per il diritto allo studio. Nessun disordine, qualche fumogeno, tanti slogan e l'occupazione di un edificio il bilancio della mattinata. Il corteo ha adottato lo stesso modus operandi dell'analoga iniziativa dell'11 novembre contro le banche: partenza da piazza Sant'Antonio, arrivo sui lungarni, affissione di striscioni su alcuni edifici, assemblea finale. Il primo edificio a essere preso di mira è stato l'Inps, dove i ragazzi hanno appeso lo striscione "Ridateci la grana, non pagheremo la vostra crisi". Alle sedi di Cepu e Unicredit sul lungarno Galilei sono invece toccati due manifesti con una grande V rossa inscritta in un cerchio, simbolo del vendicatore mascherato del film "V per Vendetta". Ma è un altro kolossal cinematografico - Il signore degli anelli - a ispirare uno degli striscioni più riusciti del corteo: "Monti, Draghi e nani: l'Italia come la Terra di Mezzo", lasciato in piazza Garibaldi. Arrivati sul ponte di Mezzo, i ragazzi hanno incontrato i presidi di Cobas e Rifondazione Comunista e si sono riuniti in assemblea discutendo del debito e del nuovo governo. «Non credo che l'uscita di scena di Berlusconi risolverà le cose - spiega Federico, studente di fisica - Monti applicherà più in fretta i diktat della Bce che ci priveranno dei beni comuni e del nostro futuro». «Non possiamo accettare questa situazione, ci faremo sentire dentro e fuori le scuole» promette Federica dell'alberghiero Matteotti. L'assemblea si trasforma in un presidio in piazza Garibaldi, ma una parte dei manifestanti si smarca e continua il corteo sul lungarno Pacinotti. Molti a questo punto gli slogan in rima urlati al megafono, come "sono dei padroni Napolitano e Monti, ma noi non molliamo, restiamo sempre pronti". Dopo l'invito a unirsi alla protesta rivolto ai senegalesi di piazza Carrara, i manifestanti si infilano nella stretta via La Pergola per occupare un edificio abbandonato. I fumogeni accesi rendono l'aria pesante, ma per poco. Due vecchiette commentano tranquille: «Avranno buttato qualche bombetta».
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