La manifestazione
Ateneo, polemica sui meriti
Gianluca Campanella
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Il direttore della Normale Beltram Preoccupazione sull'Agenzia delle valutazioni
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PISA. Una polemica e tanti suggerimenti o preoccupazioni. Così le università toscane hanno accolto ieri pomeriggio la "visita" dell'Anvur, Agenzia di valutazione universitaria, alla Scuola Normale. A pochi giorni dalla pubblicazione del bando Vqr, Valutazione della qualità della ricerca, Stefano Fantoni, presidente dell'agenzia nazionale, e Andrea Bonaccorsi, vice coordinatore, hanno illustrato i criteri di merito con cui dal 2013 saranno ripartiti i fondi alle università. "Il Tirreno" ne ha dato conto mercoledì, ricordando che saranno valutati un certo numero di "prodotti" per ciascun docente e ricercatore di 95 atenei: 216mila pubblicazioni in tutto; e sarà stilata una graduatoria finale. Al momento del dibattito ci sono numerosi spunti: Maria Chiara Carrozza, direttore della Scuola Superiore Sant'Anna, solleva il tema dell'«etica delle pubblicazioni», invocando linee di indirizzo sulla gestione delle firme negli articoli scientifici. Bonaccorsi accoglie il rilievo spostandolo al futuro: «Ora valutiamo articoli scritti tra il 2004 e il 2010», che ormai non si possono più "truccare". Ma è «corretto» già guardare al dopo: «Giochiamo al gatto col topo e il topo è molto abile»; inoltre, siccome un criterio di valutazione degli articoli è il numero di citazioni, alcuni gruppi potrebbero citarsi a vicenda. Ma sul modo "matematico" di giudicare le pubblicazioni non fa sconti Antonio Brancasi, del Nucleo valutazione interna dell'Università fiorentina: «Riteniamo inadeguato il metodo bibliometrico». Chiede lumi sull'altro criterio: la peer review, revisione dei "prodotti" affidata a 450 esperti indipendenti. E lancia l'affondo sui congedi: «Chi è esentato dal presentare articoli e li scrive lo stesso, dovrebbe prendere punteggio doppio; invece non è valutato. Si punta in basso; non si prendono in considerazione le eccellenze, ma solo le situazioni patologiche». È sentito l'aspetto delle eccellenze: Fabio Beltram, direttore della Normale, non chiede che si indichino «atenei di serie A e B», ma un sistema «che sappia descrivere la geometria dei luoghi giusti per ogni disciplina». E aggiunge: «Vorremo dire ai nostri colleghi che non tutte le riviste sono uguali; quella di quartiere non ha lo stesso status» di testate prestigiose. Chiude Fantoni che accetta le critiche sollevate in precedenza al Cineca, consorzio a cui vanno inviate le pubblicazione: «Lo sappiamo e stiamo cercando di risolvere».
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