Il Tirreno

Pisa

Via le facoltà, ecco i dipartimenti

Gianluca Campanella
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La riunione del Senato Accademico

Il Senato accademico approva la rivoluzione voluta dalla riforma Gelmini

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PISA. Il senato accademico ha approvato ieri pomeriggio in modo definitivo la nuova organizzazione dell'ateneo: spariscono le 11 facoltà e i 48 dipartimenti; e il tutto si trasforma in 20 strutture che, solo per consuetudine lessicale, continuano a chiamarsi "dipartimenti", ma hanno funzioni diverse.  Fino a oggi le facoltà si occupavano di didattica e i dipartimenti di ricerca; e ogni docente afferiva a due strutture, a seconda che svolgesse attività di insegnamento o di laboratorio. Dal prossimo anno accademico, che inizia il primo novembre 2012, i professori "apparterranno" ai soli nuovi dipartimenti.  Secondo il prorettore vicario, Nicoletta De Francesco, la riorganizzazione non risponde tanto a esigenze di contenimento dei costi (che comunque c'è), quanto a «una semplificazione dei procedimenti e all'intenzione di tenere vicini i due aspetti (didattica e ricerca) che sono il fulcro dell'università».  Il risparmio avviene perché la burocrazia cala: se prima c'erano consigli sia di facoltà che di dipartimento, ora si dovrà gestire un consiglio unico; ma De Francesco quantifica in «simbolica» la quota di costi abbattuti per i gettoni di presenza. Ciò che consentirà una vera economia saranno gli spazi che si liberano passando da 59 strutture a 20: la prorettore descrive la «politica in atto di dismissione dei fitti passivi» e la futura e possibile vendita degli «spazi inutili».  Gli studenti quasi non si accorgeranno della differenza, perché i corsi di lauera subiranno pochissime differenze, «indipendenti dalla riorganizzazione» e dovute più alla diminuzione dei docenti: con il blocco del turn over, chi va in pensione non sempre è compensato con nuovi assunti. Pertanto De Francesco parla di «sostenibilità in forse, ma cercheremo di garantire uno spettro ampio all'offerta didattica».  La «vera rivoluzione» è quella a carico dei docenti: i 20 nuovi dipartimenti sono ripartiti in sei diversi settori culturali. Nel primo, per esempio, ci sono i quattro dipartimenti scientifici: matematica, informatica, fisica e scienze della terra. Tutti i professori di matematica, compresi quelli che insegnano a ingegneria, apparterranno al primo dipartimento, e "collaboreranno" con i dipartimenti del settore 4 (le ingegnerie). Il prorettore commenta: «Ho qualche dubbio sulla didattica. Speriamo vada tutto bene, ma stiamo lavorando con buona volontà».  Si poteva evitare la «rivoluzione»? No, è una conseguenza della legge Gelmini e del nuovo statuto da essa voluto.  L'altro «grande lavoro» da svolgere, sarà la riorganizzazione di tutti i tecnici e gli amministrativi. Una volta terminata l'assegnazione dei docenti e degli spazi, si procederà a «un'adeguata riorganizzazione» sui collocamenti e le mansioni del personale.

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