Proteste
Uno decisione che non lascia alternative
Giona Ghimenti
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Giona figlio maggiore della famiglia Ghimenti Il figlio Giona, studente della Bocconi, ripercorre una storia di sacrifici
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Scrivo questa lettera aperta alla mia città. Per diciannove anni ho vissuto a Marina di Pisa, coi miei genitori e i miei due fratelli, Matteo e Mitia. Poi, finito il liceo, su consiglio della mia professoressa di Storia e Filosofia, che ancora ringrazio e stimo, ho deciso di provare ad entrare all'Università Bocconi di Milano per studiare Economia e Scienze Sociali, in triennale per poi concludere i miei studi, ironia della sorte, in Economia e Management delle Pubbliche Amministrazioni e delle Istituzioni Internazionali che frequento. Per diciannove anni ho vissuto a Marina di Pisa, dove periodicamente si sentiva parlare del fantomatico "Porto". Il"Porto". Riqualificare un ex territorio industriale, bonificarlo e costruirci qualcosa di grande interesse pubblico, che dovrebbe portare impulso e lustro all'economia del litorale e a quella pisana. Un bellissimo progetto, che chiunque accoglierebbe con entusiasmo, speranza e attesa, me compreso. Peccato che negli anni in cui ho vissuto coi miei la nostra intera famiglia, la nostra vita, è stata legata ad una concessione in cui mia madre operava con un'attività di ormeggio per natanti e mio padre come punto di appoggio per la sua attività di pescatore. Ho passato tutte le estati della mia infanzia in quel posto, che ho sempre odiato. Ogni maggio essere strappato dalla mia confortevole casa dove passavamo l'inverno per andare in quella sorta di perpetua villeggiatura era uno strazio. Ma col tempo, crescendo, ho capito l'importanza di quel posto e ne ho capito il fascino, imparandolo ad amare, forse in una maniera che i miei genitori ancora non comprendono. La mia famiglia ha vissuto sempre col fiato sul collo di quel porto: "chissà se lo costruiranno, e nel caso noi che fine faremo?" Abbiamo investito l'eredità di mia nonna quando il mare ha mangiato via la terra sotto i nostri piedi, abbiamo speso ogni risparmio per ripicchettare ogni anno i pontili e per la cella e per la barca. Ricordo bene la titubanza con la quale i miei hanno accettato la mia partenza per Milano, nei loro occhi percepivo non solo il dolore del distacco, assolutamente reciproco e mai sparito, ma percepivo anche la preoccupazione "come faremo a mantenerlo? E a pagare l'università?". Fortuna che sono riuscito a ottenere per i miei studi una borsa di studio e due prestiti d'onore con i quali non disdegno mai di aiutare i miei in questo periodo difficile. Il porto alla fine lo hanno fatto. Nessun progetto pubblico, il Comune ha preso e venduto ad un privato i terreni dando i permessi per costruire un'opera importantissima che, ribadisco, io sono il primo ad accogliere con entusiasmo. Pure l'Ente Parco di San Rossore ha dato i permessi per gli scavi e le colate di cemento. Ma io ne sono contento, è importante per tutti, per l'imprenditore, per il Comune, per i marinesi, i tirreniesi, i pisani, per tutti. Se c'è una cosa che instancabilmente i nostri professori ci insegnano è che in un contesto pubblico si devono chiamare a confronto tutte le parti coinvolte, gli stakeholder (i portatori d'interesse), in modo da trovare un compromesso fra i vari interessi che riduca al minimo gli svantaggi e massimizzi i vantaggi dell'opera. Dunque, i nostri amministratori, visto che da una città importante come Pisa ci si aspetta che gli amministratori pubblici siano all'altezza del compito a cui la collettività li chiama, avrebbero dovuto coinvolgerci, in quanto parte direttamente lesa, in modo da trovare una soluzione, evitando così la spiacevole situazione di una famiglia sbattuta per strada senza più i mezzi per il proprio sostentamento. Se portassi il caso ad uno solo dei miei docenti, sono convinto che tutti risulterebbero sconvolti dalla gestione attuata dal Comune di Pisa. Un ordine di sgombero esecutivo, senza nessuna alternativa, senza nessuna via d'uscita da quella che è stata per più di venticinque anni la nostra unica fonte di sostentamento.
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