Il Tirreno

Pisa

Nick: così è la fine Sfrattato dal porto l'ultimo pescatore

Giovanni Parlato
Sopra, i lavori di costruzione del porto a fianco Nicola Ghimenti, il pescatore che sarà sfrattato dalla foce di Boccadarno dopo la sentenza emessa dal tribunale
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Sopra, i lavori di costruzione del porto a fianco Nicola Ghimenti, il pescatore che sarà sfrattato dalla foce di Boccadarno dopo la sentenza emessa dal tribunale

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 MARINA. Nick è l'ultimo pescatore marinese. La sera, prima dell'imbrunire, salpa col suo gozzo di nove metri per calare le reti. La mattina all'alba riprende il mare e quando tira su tramagli e nasse, solo in quel momento, sa se potrà portare a casa i soldi. Nick, al secolo Nicola Ghimenti, 46 anni, è l'unico pescatore di Marina che vive esclusivamente del suo lavoro. Gli altri, oltre alla pesca, hanno altre attività o hanno trasferito la barca a Livorno. Lui è rimasto a Marina dove, insieme alla moglie, ha un piccolo ormeggio con una decina di barche e due magazzini: in uno ripone il materiale che serve alla pesca e nell'altro vende il pesce. «Sono qui da 26 anni, ma ora dovrò lasciare. Arriva il porto e per me è la fine», dice Nick.  Il pescatore ha l'ormeggio e il minuscolo rimessaggio accanto all'ultimo retone che si trova sulla foce dell'Arno con una situazione particolare: il pontile si trova nell'area demaniale e dovrebbe restare, mentre il rimessaggio e i due piccoli magazzini dovranno sparire per far posto ad un passaggio ciclo-pedonale in funzione della costruzione del porto. L'ultima parola sul destino di questa piccola quanto preziosa area, è arrivata dalla sentenza del tribunale, a cui la famiglia Ghimenti si era rivolta dopo che il Comune aveva inviato sia lo sfratto che l'ordine di demolizione dei due magazzini. Ma sia la prima che la seconda sentenza hanno dato torto alla famiglia marinese.  «Non ho davanti alcuna soluzione, nessuna prospettiva. Qui ho il mio lavoro e non so cosa fare», dice Nick che pensa ai tre figli e alla moglie. «Non ne posso più, siamo disperati - dice la moglie Giulia - possibile che si manda una famiglia in strada per fare due aiuole? A me sembra inconcepibile». E Nick ricorda che «a Cecina, quando hanno costruito il porto hanno pensato ai pescatori locali cui hanno dato un posto barca e le casine ad uso magazzino. Qui a Marina, nessuno ha pensato ai pescatori. Anzi, mi trovo sfrattato».  Il timore della famiglia - ora che la causa è stata persa - è di lasciare il posto entro 30 giorni. E la moglie, pensando ai figli, lancia un appello al Comune, al sindaco: «Va bene, mi faccio da parte, ma trovate un lavoro a mio marito». E poi, la battuta sferzante: «Per la costruzione di questo porto hanno sistemato anche i gatti (il riferimento è al gattile, ndr) e io con tre figli devo andare fuori. Per carità, anch'io ho gli animali e gli voglio bene, ma c'è un limite a tutto!».  La famiglia Ghimenti per continuare a lavorare sulla foce di Marina le ha tentate tutte. Ha cercato anche di riciclarsi. Con l'aiuto del figlio più grande, Giona, ha presentato al Comune e all'Ente Parco un progetto da poter inserire fra il porto che sta nascendo e l'ambiente che lo circonda. «Abbiamo pensato - racconta Ghimenti - di riscoprire vecchi mestieri, presentando un progetto in cui poter sfruttare l'area del rimessaggio dove cucinare il pesce alla vecchia maniera, con tipiche ricette per i turisti, portandoli anche in barca alla scoperta dei posti. Ma il progetto è stato bocciato». Era l'ultima carta da giocare contro le ruspe che stanno lavorando e i nuovi moli in costruzione, contro questo porto che per la famiglia Ghimenti è diventato un incubo.  «C'è un piano attuativo - afferma Andrea Serfogli, assessore comunale ai lavori pubblici - e quell'area deve essere ceduta alla società che costruisce il porto. Se avessimo un'area alternativa da proporre lo avremmo fatto, ma non c'è».

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