Il Tirreno

Pisa

Inceneritore: diossine minime, innocue per la salute

Candida Virgone
L’inceneritore di Ospedaletto
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L’inceneritore di Ospedaletto

Secondo un esperto ambientale non è la differenziata a creare il fenomeno degli sforamenti

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 PISA. «La gente non deve preoccuparsi di piccoli sforamenti di diossine, deve preoccuparsi se viene tenuto all'oscuro di queste o se chi deve prendere dei provvedimenti non lo fa. Quel che è accaduto a Ospedaletto non comporta danno per la salute dei cittadini, piuttosto bisogna capire perché si è verificato questo fenomeno. Non è detto che la causa potrebbe essere l'aumento della differenziata: bisogna approfondire l'argomento». È il parere del professor Leonardo Tognotti, docente di impianto di trattamento effluenti della facoltà di ingegneria chimica dell'università, esperto di valutazione e prevenzione di impatto ambientale, con cui abbiamo parlato a proposito della chiusura del termovalorizzatore di Ospedaletto.  «I limiti delle direttive europee - spiega lo studioso -, recepiti da quelle nazionali e fissati in 0.1 nanogrammi per metri cubi di fumi, sono molto cautelativi, per cui i suparamenti avvenuti a Ospedaletto non possono in nessun modo essere legati ad un danno potenziale per la salute. Ci potrebbero essere problemi se il cittadino fosse esposto a dosi elevate o per un lungo periodo di tempo. Ma camini, ciminiere, la ventilazione diluiscono queste sostanze nell'aria rendendo l'effetto trascurabile. Un superamento tecnologico di legge insomma non può mettere a repentaglio la salute, bisogna invece capire perché è successo. L'impianto di Ospadaletto non è il massimno, è vecchio, ma riammodernato parecchie volte nella parte combustione e con il settore del trattamento dei fumi abbastanza recente, rispondente alle migliori tecniche disponibili previste dalla normativa vigente. Si può dire che paradossalmente è proprio la differenziata a creare il fenomeno diossine? La differenziata è l'aspetto cruciale di un sistema integrato di produzione di rifiuti e recupero di materia ed energia, un fiore all'occhiello, ma da sola non ce la può fare, ci vuole la valorizzazione della raccolta, un impianto di compost, un sistena di termovalorizzazione, altrimenti ci si ritrova come a Napoli. A mio modesto avviso il sistema integrato è il migliore e un termovalorizzatore, moderno, adeguato alle esigenze del territorio, è necessario. L'impianto di Ospedaletto è antico nella parte combustione e in effetti dimensionato su rifiuti di vent'anni fa, con un potere calorifico più basso rispetto a quello di quelli che vi confluiscono ora. Però non è scientifico dire che sia questo la causa della produzione di diossine, potrebbe anche darsi, ma i meccanismi della combustione sono complessi e dunque è necessario fare uno studio dettagliato. I fattori da esaminare sono tre: in effetti la variazione del potere calorifico e della tipologia dei rifiuti conferiti, la concomitanza di fattori legati alla combustione e alla presenza di precusorsi (ad esempio il cloro), o lo stato di gestione e manutenzione di tutti i presidi ecologici e della parte dell'impianto che tratta i fumi».

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