Il Tirreno

Pisa

Tripudio per "I primi della lista"

Lucia Maffei
A fianco il regista Roan Johnson; più a destra i numerosi spettatori
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A fianco il regista Roan Johnson; più a destra i numerosi spettatori

In sala gli attori ed i protagonisti della vicenda narrata sullo schermo

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 PISA. Standing ovation per "I primi della lista", con applausi fragorosi iniziati ancora prima che cominciassero a scorrere i titoli di coda. Il primo lungometraggio di Roan Johnson reduce dal Festival del Cinema di Roma (dove già aveva collezionato commenti e recensioni positive) porta a casa il premio più grande: l'apprezzamento della platea pisana, ovvero della sua patria.  Tutto esaurito per la proiezione speciale nella sala da 400 posti dell'Isola Verde, 637 i biglietti venduti per i tre spettacoli della giornata, incasso complessivo al multisala pari a 3.800 euro, media di copie per sala più alta tra le uscite del finesettimana.  Ma è soprattutto l'empatia immediata scattata tra il pubblico e il cast presente in sala a indicare il successo. Prima e dopo lo spettacolo del sabato sera il regista Roan Johnson e gli attori Claudio Santamaria, Francesco Turbanti e Paolo Cioni hanno infatti scherzato con i presenti in un riuscito fuoco di fila di battute, racconti e aneddoti, creando la cornice ideale per la commedia. Presenti tra il pubblico come special guest anche i veri protagonisti della vicenda narrata sullo schermo, ovvero il cantautore Pino Masi e gli ex-studenti Renzo Lulli e Fabio Gismondi.  «Questa per me è la proiezione più importante di tutte», ha esordito Johnson, nome inglese, ma pisano doc. Rivolgendosi direttamente ai suoi concittadini ha poi affermato: «So che il film ha fatto ridere anche a Torino, ma sono convinto che un paio di battute le beccherete solo voi». Il film è in effetti una storia paradossale, tragicomica ma soprattutto autenticamente pisana, che secondo le parole dello stesso regista mette in scena il tipico detto cittadino "meglio aver paura che toccarne".  Nel giugno del 1970 Pino Masi e i liceali Renzo Lulli e Fabio Gismondi partono da Pisa insieme alle loro chitarre con l'intenzione di espatriare prima in Jugoslavia, poi in Austria: credono di avere le prove sicure di un colpo di stato fascista, e come attivisti si sentono "i primi della lista" (nera) del nuovo regime. Una serie di coincidenze prolunga l'equivoco iniziale. Per Carla Cerri, madre dell'attore Paolo Cioni, la pellicola narra «una vicenda comica, ma a suo modo anche drammatica, vissuta da tre scapestrati, da vedere e rivedere».  I titoli di testa scorrono sulle immagini dei lungarni, e l'accento dei protagonisti è più di una sfumatura. «Film come questo - ha detto il sindaco Marco Filippeschi - contribuiscono a fare l'identità della città. Ringrazio i protagonisti che sono intervenuti alla serata: per loro è una prova sentita, come lo è per tutta Pisa».  La profezia di Johnson si avvera in pieno. Le risate del pubblico accompagnate da almeno tre applausi a luci spente si fanno sentire in tutte le scene più divertenti, quella della frontiera, quella del megafono e soprattutto alla battuta sul bar Salvini. «Siete i primi ad averla colta in pieno», conferma Johnson non appena si riaccendono le luci. «La storia che ho voluto raccontare - spiega subito dopo - vorrebbe dar luce a un passaggio storico importante, l'anno 1970, che vede l'inizio degli anni di piombo e della strategia della tensione con ancora un po' dell'ingenuità del Sessantotto».  La scena preferita dal regista? La sequenza dell'incontro degli attori con i personaggi reali che precede i titoli di coda. «Si tratta pur sempre di un piccolo film on the road realizzato con 750mila euro, ma nonostante il basso costo di produzione - conclude Johnson - è un film con una grande anima». Pisana, naturalmente.

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