Il Tirreno

Pisa

«Viviamo sotto assedio, qualcuno ci aiuti»

Candida Virgone
La ricostruzione dell’entrata doi un ladro in una casa
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La ricostruzione dell’entrata doi un ladro in una casa

L'appello al sindaco Filippeschi di un medico, vittima dell'ennesimo furto in città

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 PISA. «Mi rivolgo al sindaco, al questore, al comandante dei carabinieri. Ma cosa si può fare contro i ladri? La zona di San Giusto è stata passata la setaccio dai soliti ignoti, non c'è condominio o palazzo che non abbia subìto la loro visita, come se fosse un male ineluttabile che tutti dobbiamo subire, in silenzio, rassegnandoci. Io penso invece che queste cose si possano arginare in qualche modo».  A parlare è un medico del pronto soccorso dell'ospedale di Cisanello, la dottoressa Romana Sanìa, vittima dei ladri appena pochi pomeriggi fa. Il danno è di alcuen decien di migliaia di euro. «Sono stata assente un'ora - racconta - per portare ad una visita mia madre, che ha subito un importante intervento chirurgico. Quando sono rientrata ho trovato la casa smantellata: ogni stanza, ogni armadio, ogni angolo era stato gettato a soqquadro, mani ignote avevano rovistato fra le nostre cose, per portarci via i ricordi di una vita, gli oggetti in oro che a volte costituiscono più ricordi affettivi che cose di grande valore e che hanno grande importanza solo per noi. Una sorta di delitto, a mio avviso, firmato, perché, guarda caso, sono state lasciate perle e oggetti in argento, che per certe etnìe, lo sanno tutti, sono forieri di sventura.  Romana è calabrese, ha 38 anni: a Pisa ha studiato e si è laureata e oggi qui lavora. «Ho visto pian piano - aggiunge - questa città subire un grande degrado, nell'indifferenza più assoluta, come se non importasse a nessuno più di tanto. Nel quartiere in cui vivo - parliamo di San Giusto - non c'è persona che non abbia subito un furto o che non abbia qualche storia del genere, scippi, borseggi rapine in strada, da raccontare. Davanti ai supermercati, sulla via, trovi la gente più disparata, a chiedere l'elemosina, ad infastidire i passanti, a entrare in negozi e magazzini a prendere di tutto, impunemente, come se queste persone fossero convinte di poter fare come vogliono. Io potrei andare in ospedale in bicicletta, ma confesso che se tardassi e dovessi rientrare da sola avrei paura e infatti non lo faccio, me ne guardo bene. Ho scritto al sindaco, sul sito digitale del Comune, gli ho chiesto di darmi una risposta soprattutto sulla tanto discussa politica dell'accoglienza. Ma aspetto ancora una risposta. Devo solo essere contenta del fatto che mia madre, che è stata male ed ha passato una lunga convalescenza in casa, fortunatamente quel giorno era con me e non era in casa malata, sola, in balìa di questa gente. Nella sfortuna devo ringraziare il cielo di questo. Eppure a casa avevo preso tutte le doiverose precauzioni: allarme, porta blindata, controlli. Ma sono entrati scassinando la porta finestra di un balcone, arrampicancodisi ai tubi del gas, non visti, alle sei del pomeriggio. Si parla tanto di integrazione, ma mi sembra che questi obiettivi non siano raggiunti, se viviamno in questo modo, spaventati da tutto e nella condizione di doversi guardare da tutti. Io mi rivolgo al sindaco, Marco Filippeschi, al questore, al comandante dei carabinieri per chiedere un intervento concreto su questi problemi ed anche di poterli incontrare. C'è qualcuno di loro che ha voglia di rispondermi»?  

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