Il Tirreno

Pisa

Quei terreni non sono stati pagati

Gianluca Campanella
A fianco l’area dove sorgerà il negozio di Ikea; a destra la presentazione del progetto in Comune
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A fianco l’area dove sorgerà il negozio di Ikea; a destra la presentazione del progetto in Comune

Rifondazione accusa la Sviluppo Navicelli per l'area destinata a Ikea

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 PISA. Il privato che ha comprato un terreno del Comune può rivenderlo a Ikea a prezzo maggiorato? Nessuno glielo impedisce. Ma se nelle casse pubbliche non è finito ancora un euro di questo acquisto, la risposta è meno scontata. A porsi la domanda è il gruppo consiliare di Rifondazione.  Ieri mattina, infatti, in una conferenza stampa, il capogruppo di Rc, Maurizio Bini, ha mostrato la sua richiesta di accesso agli atti e a tutte le carte che il Comune ha prodotto in risposta. Ebbene, nel mastro degli accertamenti aggiornato al 10 novembre 2011 (giovedì scorso) risultano a credito dal 15 luglio 2009 i 765.600 euro con cui la Sviluppo Navicelli Spa ha acquistato il sedime a sud di via della Mezzanina.  Si tratta dei 15.312 metri quadri che la delibera del consiglio comunale n. 57 del 2006 inserisce nel piano di dismissione immobiliare: la variante urbanistica li classifica come "area produttiva"; la valutazione è di 50 euro al metro quadro.  Nell'ottobre 2007 l'area è ceduta con trattativa privata a Sviluppo Navicelli, «senza impegno», cioè gratis. Per un «mero errore materiale», si legge nella determina 18/825 del 2009, «non si è tenuto conto dell'onerosità della cessione»: così, dopo due anni, il Comune chiede di farsi pagare, ma concede dodici mesi di «dilazione di pagamento, al 15 luglio 2010, a fronte del deposito, presso la direzione urbanistica, di polizza fideiussoria di pari importo».  Il resto è storia di questi giorni: Ikea mostra interesse per costruire a Pisa un suo megastore; l'area è proprio quella tra Darsena e Aurelia; e la variante urbanistica che trasformerà la superficie a uso commerciale farà lievitare i prezzi. Ma non c'è traccia di pagamenti, né della fideiussione da parte di Sviluppo Navicelli, che fa capo a Stefano Bottai, presidente regionale di Confcommercio.  E Bini ora si chiede: «Si può vendere a Ikea senza aver saldato prima il debito con l'amministrazione?».  Il Comune in una nota conferma che «l'obbligo non è stato portato a termine», cioè Sviluppo Navicelli non ha pagato; ma il testo replica che «il Comune ha provveduto da tempo a sollecitare la conclusione di tale operazione che avverrà secondo le prescrizioni di legge».  Inoltre, la nota inserisce la vicenda in un accordo più grande: in cambio di cinque ettari pubblici (50mila metri quadri sulla sponda est del canale) ceduti alla società a titolo gratuito, questa ha realizzato «opere di urbanizzazione per 5,446 milioni di euro «con previsione di cessione gratuita al Comune di strade, parcheggi e verde».  Infine, l'amministrazione assicura che «tutto questo non pone in nessun modo in discussione la volontà politica per realizzare l'insediamento Ikea a Pisa».  Ma, al netto della singola vicenda di Sviluppo Navicelli, Rifondazione è contraria all'intero progetto Ikea: il segretario comunale Federico Oliveri lo bolla come «un affare per la multinazionale e non per la città; un'operazione di natura speculativa e predatoria». E chiede di pensare bene alle conseguenze sulla mobilità e sull'inquinamento per la zona sud di Pisa.  Il segretario provinciale, Luca Barbuti, aggiunge che «su Vecchiano si è svolto un ottimo lavoro: ha deciso il pubblico, e non il privato, con un iter che ha valutato costi e benefici». La provocazione finale: «Non si faccia a Pisa in pochi mesi lo stesso lavoro che a Vecchiano ha richiesto cinque anni. E se proprio si deve costruire, che Ikea compri terreni accanto del Comune, non privati».

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