Il Tirreno

Pisa

Crisi, ben tremila disoccupati in più

Enrico Santus
Annunci di lavoro a un Centro per l’impiego
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Annunci di lavoro a un Centro per l’impiego

A Pisa aumenta la precarietà: otto assunzioni su dieci sono a termine

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 PISA. È una situazione sempre più preoccupante quella che emerge dai rapporti sul mercato del lavoro nella provincia di Pisa. Alla lieve ripresa del Pil nazionale nel 2010 (+1,1%), infatti, non è corrisposto nessun aumento dell'occupazione nell'area pisana. Secondo le stime dell'Istat, anzi, essa sarebbe addirittura calata del 2% (dal 64,20% al 62,20%). Questo dato, se affiancato alla diminuzione della disoccupazione di 0,2 punti percentuali (dal 5,50% al 5,30%), non può che far pensare ad un aumento degli scoraggiati, ovvero quella categoria di persone che - non trovando alcun impiego - decidono di ritirarsi dal mondo del lavoro.  A confermare la gravità della situazione sono i dati raccolti dai Centri per l'Impiego della provincia, secondo i quali nel primo semestre 2011 si è registrato un incremento della disoccupazione amministrativa pari al 3,64% su base semestrale (+7,86% su base annuale): in termini assoluti, il numero di lavoratori disponibili a giugno 2011 era di 40.964, mentre nello stesso periodo del 2010 essi erano appena 37.979.  La condizione in cui è uscita Pisa dal 2010 è particolarmente grave anche se confrontata coi dati regionali e nazionali: la recessione, infatti, nel nostro territorio ha avuto conseguenze molto gravi sulle esportazioni (-18% rispetto ai livelli pre-crisi), ripercuotendosi anche sui servizi: le vendite al dettaglio, per esempio, hanno subito una contrazione del 4%, dopo che nel 2009 erano calate del 10%.  Alcuni deboli segnali di miglioramento si percepiscono però dai flussi di trasformazione: su 4.892 comunicazioni, il 21,40% riguarda il passaggio da contratti part-time a contratti a tempo pieno, il 49% da tempo determinato a indeterminato e, infine, il 13,43% da apprendistato a indeterminato. Positivo, in questo senso, è anche l'incremento - registrato dai Centri per l'Impiego - delle comunicazioni di avviamento al lavoro, cresciute del 7,30% (in termini assoluti, 34.257). Bisogna però tenere conto che anche le comunicazioni di cessazione hanno registrato un +2,08% (in termini assoluti, 18.874).  Ad ogni modo, sia per le comunicazioni di avviamento che per quelle di cessazione è diminuito il numero di lavoratori coinvolti, confermando quel fenomeno detto di job-carousel, secondo il quale le persone che terminano e cominciano un'attività sono sempre le stesse, ovvero precari costretti a passare da un posto all'altro mediante contratti a termine e con scarse prospettive di stabilizzazione.  Questa instabilità, emblematica dei periodi di crisi, dipende in buona parte dall'insicurezza delle aziende, che preferiscono assumere con contratti a termine (oltre il 77% delle volte) piuttosto che con quelli a tempo indeterminato (solo il 16,8% delle volte) per interrompere più facilmente i rapporti di lavoro qualora si presentasse la necessità: non sorprende così che il 48,33% delle cessazioni sia causata dal non rinnovo del contratto. Un'altra strategia molto praticata dalle imprese qualora vi sia una crescita dell'attività produttiva ma manchi la fiducia nell'economia è quella di ricorrere all'aumento delle ore lavorative procapite attraverso il ricorso allo straordinario piuttosto che aumentare il numero di posizioni lavorative.  Secondo le proiezioni della Provincia, continuando di questo passo, diverrà sempre più realistica la possibilità di un ulteriore deterioramento del mondo del lavoro nel 2012 (maggiore precarietà, più disoccupazione giovanile e aumento dei lavoratori scoraggiati).  Unica possibilità per uscire da questa situazione sarebbe tornare alla competitività e far ripartire lo sviluppo.

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